Ti porto via con me


Quando si parla di dominazione una delle prime cose che viene in mente è proprio quello di costringere una persona a fare cose che non avrebbe mai fatto nella sua vita normale, soprattutto sessuale.

Era una notte di novembre, non faceva poi tanto freddo a Novara. Ero in giro con la fidanzata quando ricevo un messaggio da una ragazza qualche sera prima che scriveva più o meno così: “Ti va di venire a prendermi e andiamo a provare qualcosa di interessante?”.
Io, preso dal momento, lascio a casa la fidanzata con una scusa e la raggiungo.

In quei 10 minuti di strada le mie idee erano confuse.. chissà cosa voleva fare?
In fondo qualche giorno prima aveva messo qualche banconota sul comodino e mettendo le mani davanti a me si fece legare e dominare.

Arrivo sotto casa sua, le mando un messaggio e mi dice di raggiungerla all’angolo opposto del palazzo dove abitava.

Aveva un giubbottino di pelle nero, un vestito lungo fino alle ginocchia con delle scarpe da ginnastica nere ed una borsa capiente in spalla. Mi accosto, si avvicina al finestrino e mi dice: “Scendi o salgo io?”
Io feci cenno di salire e lei salì al lato passeggero, si mise la cintura e prima di partire mi prese la faccia tra le mani e mi disse: “Voglio sentire sul mio corpo queste – e tirò fuori una corda di cotone e velluto verde – e far sì che il tuo piacere lo senta addosso”.

Così, ripartii con la macchina e mi fermai al primo parco appartato che c’era nella zona. Scesi, le aprii lo sportello, la appoggiai alla macchina, presi la corda e cominciai a legarla dai polsi fino alle spalle. Mi irritava che continuasse a guardarmi con aria di sfida, così presi la pashmina che avevo in auto e la bendai. Presi la gag-ball rossa che avevo in auto e gliela misi.
Mi avvicinai al bagagliaio, tirai indietro la cappelliera e la infilai dentro. Feci su anche le gambe in modo da farla sentire completamente chiusa nel mio gioco. Chiusi la cappelliera e le dissi: “Adesso andiamo in cerca di grane”. Chiusi il bagagliaio e mi rimisi alla guida dell’auto.

Feci circa 3 km e trovai un posto di blocco. Paletta e accosta. Patente e libretto e soliti rituali dell’alcool. Torcia per controllare i sedili posteriori e lasciato andare dopo la domanda: “Dove stava andando così con calma?”
Ed io: “A trovare degli amici, sto tornando a casa”.

Andammo in autostrada verso l’Autogrill di Galliate, mi fermai in una piazzola di sosta, scesi, aprii il bagagliaio e tolsi la benda e la gag-ball e la corda alle gambe. La feci scendere dall’auto e la misi in ginocchio davanti alla macchina in sosta con le sue mani ancora legate e i suoi occhi da brat.

La guardavo e la schiaffeggiavo mentre aspettavo che facesse qualcosa mentre portavo la sua faccia verso i miei pantaloni gonfi del mio piacere.

La rimisi in macchina, la bendai e la portai sotto casa. Andammmo su da lei, non le diedi tempo di entrare dalla porta che con una spinta andò per terra e mi misi sopra di lei.

Le presi la faccia tra le mani e le dissi: “Ora assaggerai il piacere di essere mia”.

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