Il suono dello spinto…


Se penso a qualcosa di duro, rozzo, forte, sicuramente penso ad un evento in particolare.

Proprio un anno fa conobbi una ragazza. Di Milano. Colei che ha riempito le mie giornate di fine estate e inizio autunno 2018. Ebbene, colei che si è presa la mia prima parte di “durezza”. Lei era una di quelle slave ufficiali, aveva quel bracciale, legato al polso. Con promesse e regole importanti.

Ricordo ancora quel momento, eravamo in motel. La sua unica preoccupazione era quella di farle provare cose nuove. Di andare oltre.

Ed io mi ricordo bene quando cominciai a legarla al letto, e tutto sorpreso vedevo il suo corpo calmo e la sua mente pronta a ricevere emozioni nuove.
Ma arriviamo al dunque.

Quando ho raggiunto il mio massimo “dom-space”? Quando la mia mente ha deciso che era arrivato il momento di mollare la presa del buonsenso e di lasciarsi trasportare dal piacere assoluto.

Impugnando la cintura colpivo, senza sosta, creando in me un esigenza basata sul mio piacere. Era una sensazione di svuotamento mentale, di libertà, pari ad un rapporto sessuale epico, dove entrambe le parti ne escono vincenti.
E poi, ritornare dopo minuti di dom-space in me, cotto, senza forze ma soddisfatto.

Perchè voglio ricordare questo momento? Perchè spesso mi viene chiesto di provare a superare questo limite e cercare di essere più “rozzo”, “cattivo” e senza senso.

E’ una sensazione strana, troppo strana da condividere ma vi assicuro che non è facile raggiungere quel livello. Non per me. Difficilmente perdo la cognizione del gioco. Ho sempre in mano le redini e se le perdo, vado oltre per spingermi in un mondo nel quale deve finire il momento, in un modo o nell’altro.

Finisce sempre così, con il fiatone, testa sul letto e oltre allo svuotamento, un senso di colpa.
E poi guardare i segni, e ricordare quanto sarebbe bello essere lì sempre.

Però poi, dopo qualche ora, mi guardo allo specchio e penso: “E se durante quel momento io non riuscissi più a fermarmi?”

Facile per un master mentale come me, far raggiungere il sub-space ad una slave, sempre se questo piacere è condiviso, s’intende. E se lo raggiunge, esiste sempre l’after-care. Fondamentale!

Ma se capitasse a me?!

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