Buon San Valentino…


Quando tutto è semplice, tutto fila liscio.
Quando il difficile comincia a farsi campo, allora bisogna farsi spazio tra i problemi e continuare a percorrere la strada.

Oggi è un giorno importante. Molto importante per chi, come me, è sposato e vive la propria vita e relazione BDSM sotto lo stesso tetto. Alla luce del sole, come se nulla fosse.

Perché alla fine il sentimento predominante del BDSM è l’amore. Per quello che si fa e quello che si prova.

E quale miglior giorno per festeggiare un sentimento così profondo ed unico?

Buon San Valentino My switch… ❤️
Happy Valentine’s day My slave… ❤️

Buon San Valentino a tutti!
Make love ❤️

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Punizione duratura (Sondaggio)


Ho indetto il mio sondaggio settimanale: “La punizione fisica è utile al fine di un rapporto BDSM duraturo?”

La risposta arrivata è palese. Sì!
Credo che la stragande maggioranza degli utenti che hanno risposto al sondaggio, hanno basato tutte le loro risposte su un semplice fatto: Il bdsm nasce dalle punizioni, che il/la sub vuole subire. Senza punizioni non ci sarebbe ruolo, nè aspettative, nè tantomeno “gioco”.

La mia considerazione personale è in linea con le risposte. Non esiste bdsm senza punizioni. Soprattutto punizioni mentali più che fisiche. Sarà che la vedo in maniera sentimentale, ma il mio modo di vedere il bdsm è e deve essere un piacere!

Arrivederci al prossimo Sondaggio!

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Tra moglie e marito…


Una delle perversioni da sempre, è quello di mettere becco, sessualmente parlando, tra una coppia sposata da anni o una coppia che non ha più molto da dire.
E dire che di coppie ne ho aiutate molte. Ma ogni volta c’è sempre qualcosa di nuovo.

Era l’estate del 2015, conobbi una ragazza di 41 anni della provincia di Vercelli, su un noto social network.
Ragazza carina, occhi verdi e capelli rosso ramato. Sessualmente era depressa. Aveva bisogno di una spinta extra-coniugale per ridare vita alla sua sessualità e al divertimento a letto con il marito.
Mi raggiunse a Novara, scesi dalla macchina e la trovai, una ragazza acqua e sapone, trasandata ma con un fisico da capogiro.
La portai a bere un caffè e mi raccontò della sua vita coniugale, di avere 2 figli e che non cercava altro che puro divertimento ma che fin lì non aveva trovato nulla di interessante, se non solo coglioncelli del: “Bevi il latte caldo nel caffè”. Io ero l’unico che attirava la sua attenzione a tal punto da darmi la sua completa disponibilità a conoscermi. E me l’avrà ripetuto credo un centinaio di volte. Ed ovviamente il mio ego era alle stelle.
Si era fatta l’ora di cena, ci lasciammo con una promessa, di far sentire inutile il suo uomo e di “far sentire cornuto” il suo ego. Ci scambiammo i numeri e messaggiammo tutta sera.

Mi mandò, la stessa sera, una foto in cui si vedeva chiaramente l’interesse che il marito dava a lei, sdraiato sul divano con fare indifferente, a ravanare nei pantaloni guardando un porno. Fino a qui nulla di strano, ma a letto lui durava 3 minuti scarsi (me lo disse lei).

Il giorno dopo mi chiamò e mi disse: Io mi fido di te, stupiscimi!

Il marito usciva da lavoro alle 7 di sera, e arrivava a casa verso le 7 e 20.
Io arrivai a casa loro alle 6:30, preparai la camera al gioco e mi nascosi appena lo sentii arrivare. Come aprì la porta della camera, con la complicità della moglie, lo buttammo sul letto e lei lo spogliò. Lui, un uomo sulla 40ina, bassino e magrino ma di bell’aspetto tipico meridionale con gli occhi azzurri, oppose resistenza soprattutto dopo che io sbucai fuori con la corda. E lo legai, con i polsi dietro la schiena e le caviglie molto vicine ad esse. Presi la sua cravatta blu a righe bianche, buttata per terra dalla moglie e gli chiusi la bocca con un giro stretto. Lo adagiai supino sul pavimento e smontai il mio borsone, sul letto, davanti ai loro occhi. Lui spaventato dell’idea che quei giochi potessero essere usati su di lui, cominciò a tremare come una foglia. Ed io ero sempre più eccitato dell’idea che potesse aver paura più di quello che avrebbe poi realmente visto.

Tirai via la camicia e rimasi a petto nudo, lei uscì dalla stanza per pochi minuti e tornò nuda e con una lavagna “a fogli” tipica di chi fa convegni e si mise davanti a lui.
Cominciò a scrivere la lista di quello che a lei non andava, tra cui il sesso.
Io nel frattempo mi sedetti sul letto e giocavo con la mia frusta a 9 code passandomela tra le dita mentre ascoltavo la moglie fare la sua lista.

Girò foglio e scrisse cosa lui doveva fare, e ad ogni punto lui sgranava gli occhi, io mi avvicinavo sempre più a lei, porgendole la frusta. Arrivato a 10 cm da lei, lui capì che stava accadendo qualcosa di strano, difatti afferrai lei per i capelli e la baciai davanti a lui, inerme e visibilmente eccitato. La situazione era talmente eccitante che non nego di aver sentito qualcosa crescere anche nei miei pantaloni.

Con i suoi capelli tra le mani, la misi in ginocchio davanti a me e guardandola dall’alto verso il basso le ordinai di toccarsi mentre l’altra mano doveva sfiorare il piacere di lui. Ma il suo sguardo non doveva scendere nemmeno un secondo dai miei occhi.
Ordinai, ovviamente, a lui di non provare ad eccitarsi, ma ahimè, venne punito con 2 frustate sul suo culetto bianco latte.

Così presi la mia corda di cotone, e obbligai lei a legare il piacere di lui, da tirare in caso di pericolo, così disse lei. La corda avvolgeva la base del suo pene e girando attorno anche alle palle, creando una sorta di collare e guinzaglio.

La girai a pecora e cominciai il mio rituale d’educazione, punendola per quelle brutte cose che aveva detto al marito, facendola ringraziare ad ogni colpo con un “Grazie, Signore”.
Il marito aveva brividi dappertutto.

Mi guardai intorno e trovai sul comodino, l’olio per massaggi di una nota marca, commestibile. Lo presi, mi avvicinai a lui e lo feci colare a terra.
Andai sul letto, presi un vibratore, il più bello che avevo, fuchsia a 12 vibrazioni di una ventina di cm, e lo infilai delicatamente nel piacere di lei. Era un lago, quindi la fatica non era altro che PURO PIACERE. Quel suono, inconfondibile del piacere femminile nel sentire entrare ed uscire qualcosa è inebriante.

Mi avvicinai all’orecchio di lei e con una mano sulle sue chiappe sode le dissi: “Prendi il cornuto per le corna e fagli pulire il pavimento”, lei rabbrividì…
Prese il marito per i capelli lo obbligò a leccare quel liquido da terra. Intanto la mia frusta infrangeva colpi sempre più forti.

Decisi però che era arrivare il momento di sentire il verso del cornuto, così ripresi la moglie dai capelli, in ginocchio, slacciai la cintura, e aprendo la patta, calai le mutande, mettendo in mostra quel che avevo da donarle.
La avvicinai a me, le tirai su il viso e sussurrando le dissi: “I cornuti non so che verso facciano esattamente, ma le mogli cattive so bene che verso fanno” e lei sorridendo tirò fuori la lingua, aprì la sua bocca e fece sparire il mio piacere davanti agli occhi attoniti del marito che accennava ad un leggero piacere.
Lei alla vista di esso, tirò il guinzaglio facendo perdere a lui ogni tipo di piacere.

La misi sul letto a gambe aperte e cominciai a leccarla, mettendo in bella vista il mio culetto al cornuto, facendogli immaginare cosa succedesse davanti a me e che lui non poteva vedere. La mia lingua percorreva su e giù quel clitoride come in una gara di sci e lei, visibilmente eccitata, toccava i miei capelli. I suoi brividi mi creavano solletico da quanto forte fosse il suo piacere.
Mi misi in ginocchio sul fianco destro di lei, facendo vedere a lui cosa stava succedendo, misi le mie dita all’interno del piacere della moglie. La mia mano destra, entrava verso di lei, mentre la mia mano sinistra agitava il suo clitoride, concludendo con uno squirting da panico a detta di lei, mai successo.
Il piacere di lui era una molla, si allungava e tornava normale dopo che lei tirava il guinzaglio.

Allungai una mano, presi un preservativo, il primo che mi capitò in mano.
Lei me lo strappò di mano, lo aprì, lo srotolò per metà, se lo mise in bocca e lo fece scivolare sul mio piacere piano piano. Si alzò, si mise a pecora e mi disse: “sbattimi!”.
La presi per i capelli, la trascinai a terra, girai lui e misi lei sulla sua bocca facendogli fare un face-sitting da spezzafiato.

Cominciai a farmi sentire dentro di lei. Sbattendo sempre più forte, con le mie palle che passavano davanti agli occhi di lui.
Continuai a darle piacere per ore, mentre lui cercava di ricevere attenzioni da lei.
Tirai via il condom, misi la bocca di lei sulle mie palle e spostandole la testa davanti a me esplosi il mio piacere nella sua bocca, già dapprima colma di parole e piacere.

Mi pulii in silenzio, rimisi tutto nella valigia, mi rivestii e con un gesto me ne andai lasciando lei in ginocchio ancora colante di piacere e lui legato.

La rividi 2 giorni dopo, ad un centro commerciale di Vercelli, venì vicino alla macchina prima di chiuderla, si mise in ginocchio, abbassò la testa e alzò la corda al mio petto, porgendomela, concludendo con un: “Grazie signore”.

Da quella volta, per svariate vicessitudini non li ho più visti, ma credo che se dovesse vedermi il marito, sicuramente si ricorderà “che verso fa il cornuto”.

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La valigia.


“Ma cos’hai dentro quella valigia?”
Tipica domanda che mi sento rivolgere da chi, incuriosito, mi conosce di persona o sui vari social network, parlo del mio mondo.

È un involucro dove all’interno ha un mondo, tutto suo.
Ha dentro tutti i miei attrezzi, se così si possono considerare, per il piacere mio e della mia sub.

In pochi sanno cosa contenga. Perché la mia valigia si apre in relazione a chi vuole provare… Non guardare!

Le 2 cerniere che la chiudono, sono posizionate sempre verso l’alto, perché sono molto geloso di chi possa guardare all’interno.

Ma la mia attuale valigia è una delle tante che hanno avuto la possibilità di contenere i miei profumi e i profumi delle mie sub.

Cominciai con una sacca, nera, sotto la ruota di scorta.
Li, dove nessuno poteva mai immaginare.
Avevo attrezzi da capogiro; solo al pensiero da brividi!
Dalle fruste ai dildo, alle sex-machine. Era un piacere aprirla.
Avranno visto per intero, il suo contenuto, credo, non più di 3 sub. Le altre hanno solo sentito, addosso, il piacere di avere qualcosa di mio. Che uscisse da quella sacca, s’intende.

Poi, per svariate vicessitudini, dopo averla persa (non per colpa mia), decisi di cominciare piano piano, a riacquistare tutto.
Ripartendo dalle fruste. E da un kit, acquistato su un noto portale cinese low-cost.

Esordì per la prima volta con una sub di Livorno, l’inizio della nuova sacca. Una borsa nera, simboleggiante una delle mie passioni.
Avevo poco al suo interno, ma quel che bastava.

Poi diventò più grossa, diventando uno zaino, grigio.
Capiente.
Comprai le 2 corde di canapa (di nuovo) e una delle mie sub ebbe l’onore di provarla addosso.
Poi altre corde….altre fruste…

E così, arrivai alla mia valigia.
Pesante. Sempre piena.

Cosa c’è ora al suo interno?
C’è solo da scoprirlo… Non si guarda, si prova.

Concludendo, arrotoleró le mie corde, puliró le mie fruste, sistemerò tutto in ordine e… prendendo una cerniera per volta, richiuderó, lasciando all’interno il mio piacere e un nuovo inizio….

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Distanza (Sondaggio)


Le relazioni sono cose serie, da prendere sempre con le pinze soprattutto se si parla di distanza.

“La distanza rovina un rapporto?”
Per la prima volta da quando ho aperto il blog, ho voluto provare a chiedere al mondo social e la risposta è stata immediata.
La maggior parte delle persone ha risposto che la distanza non rovina un rapporto, bensì lo fortifica.
Beh in tal caso non è una relazione a corta conduzione, ma si tratta di un rapporto a lungo termine.

Il mio punto di vista è d’accordo con la maggior parte di quelli che hanno risposto, e di conseguenza la penso in maniera molto sentimentalista in tal senso.

Sono dell’idea che non è il risultato finale che crea il rapporto, distanza o no, ma il viaggio che porta a quello.

D’altro canto, senza basi, senza radici, un rapporto classico non potrebbe funzionare.

Ringrazio tutti quelli che hanno risposto!

A presto

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L’appartenenza (2)


Sono in ritardo, come sempre, ultimamente.
Ho indetto un sondaggio sull’appartenenza che recitava:
“L’appartenenza di dona o si crea?”.

Le risposte sono state molteplici e devo dire che non costano molto dalle mie idee.
L’appartenenza è un sentimento ed emozione va creato con gesti.
Chi dona appartenenza è perché ha bisogno di farlo.

Grazie per aver votato.

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Il gioco della mente…

Ormai è risaputo, il BDSM incuriosisce e crea dipendenza, una volta che si è dentro. Testa e cuore lavorano in sincro una volta che si prova.

Ho scoperto, negli anni, che il mondo BDSM si sta spostando sempre di più verso qualcosa di fisico, dove c’è il “Padrone” che comanda e la “Schiava” che fa quello che il suo “capo” vuole. E parlo proprio di fisico, con spanking ed altre pratiche.
Ma come ho detto millemila volte, senza la mente nulla può essere d’appartenenza.
Io credo molto nel potere delle parole, del piacere mentale prima del piacere fisico.
Non esiste piacere mentale se non c’è qualcosa di forte che, che sia una relazione o un sentimento.

Ricordo con piacere una situazione, molto interessante dove bastava veramente poco per creare piacere.

Credo sia stato 2015, facevo l’agente immobiliare.
Lei, cliente in cerca di casa, viaggiatrice accanita, nota per la sua posizione lavorativa d’importanza. La tipica ragazza del Nord Europa. Occhi chiarissimi e bionda con un carattere fortissimo.
Aveva questo accento milanese marcatissimo e quando mi chiamava esordiva con un caldo e intenso “Buongiorno!” da fare rizzare tutti i peli.

Mi chiese di andare a vedere una casa, in centro. Ci incontrammo di fronte al Broletto, noto punto d’interesse Novarese, soliti rituali di saluto e ci dirigiamo verso l’appartamento.
Nel salire le scale mi raccontava del suo lavoro e di quanto era importante avere una stanza in più per i suoi progetti. E da buon “agente immobiliare bugiardo” elogiando l’appartamento, ricordavo quanto volevo assolutamente farle vedere quell’appartamento all’ultimo piano perché sarebbe stato di suo gradimento.

Arriviamo davanti alla porta di casa, con le chiavi in mano, mi accingo ad aprire la porta infilando le chiavi e noto con piacere che mi osservava le mani, come se avesse una sorta di perversione.
Apro la porta, con molta calma e la faccio entrare in casa, e mi accingo a chiudere l’uscio dietro di lei.
Accendo la luce e cominciamo il giro.
Cucina, soggiorno, corridoio e zona notte.
Entriamo in camera da letto, si guarda intorno e osserva che sul soffitto c’era un gancio, ed essendo una casa molto vintage della Novara “vecchia”, probabilmente in quella camera c’erano salami appesi.

Si girò di scatto verso di me e mi disse: “Ora ho capito perché dovrebbe piacermi”.
Io un po’ imbarazzato dalla situazione, balbettando risposi: “Non capisco!” con annesso un classico movimento d’imbarazzo, grattandomi dietro la testa.
“Non sono stupida, sento a pelle che tu fai qualcosa che a me piace molto, e mi hai portato qui per questo”.

La verità era che io non l’avevo mai vista prima e questa cosa mi creava molto disagio. In primis!

“Ah sì? Quindi se io facessi…” e avvicinandomi cominciai a toccarle la spalla, accarezzandola con le dita.
La sua faccia stupita rimarrà impressa nella mia mente per anni.
“No, ti prego, no!”

Le chiesi di accomodarsi sul letto e avvicinandomi al comó lo toccai piano, percorrendo ogni singolo angolo del piano superiore.
Vedevo i suoi occhi chiudersi in segno di piacere come se non vedeva l’ora di essere toccata, sfiorata. Ma eravamo lì per altro…

“Ti è piaciuta la casa” “Si…”
Chiusi la porta, La guardai fissa negli occhi e le lasciai il mio bigliettino da visita.
La salutai e feci prosequio verso il prossimo appuntamento.

Un’ora dopo mi scrisse su WhatsApp: “Ciao Sono Christine, la ragazza dell’appartamento.”

La invitati a bere un caffè, in un bar viale Roma, a Novara e la cosa era talmente eccitante che decisi, per quel giorno di stupirla.

La portai in una casa, nella zona di San Paolo. Chiusi la porta e cominciai a stimolare la sua mente.

Le mie mani, le mie parole sussurrate all’orecchio e lei, immobile ad occhi chiusi, in piedi e con le mani sul muro.
La sua mente era un uragano nel quale entrandoci non volevo più uscire.

E la mia mente, era la migliore amica di quella ragazza, peperina ma molto eccitante. La rividi altre 2 volte, dopodiché si fidanzò con un ragazzo più piccolo e decisi di lasciare perdere. La sua mente era troppo impegnata per giocare con me.

Concludendo… Mentalismo? Si! È fondamentale.

E deve essere coltivata, altrimenti è come avere una pianta morta in un giardino rigoglioso.

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Le regole… Infrante…


Quando mi accingo ad iniziare qualsiasi tipo di rapporto con qualunque persona, sia nel mondo DEL BDSM che nel rapporto umano, mi prefiggo delle regole, che variano dal piacere alle emozioni.
Ovviamente sono regole che devono essere rispettate non solo da me, ma vengono “passate” anche alle persone che ho davanti, in maniera nascosta ma è un po’ come se imponessi in qualche modo, un gioco.

Nel BDSM invece ho delle regole, che vanno rispettate senza sé e senza ma.

E volevo raccontare, a proposito di regole, di una storia, interessante, all’inizio.

Conobbi questa ragazza, su un noto social, la sua descrizione era intensa, interessante.
Non rientra nei canoni della sub perfetta, ma i suoi modi di fare e la sua curiosità al mondo mi faceva ben sperare.
Siciliana, calda e molto intelligente.

Quando le proposi le mie regole, lei le bocciò, dicendo che avrebbe preferito le sessioni alle relazioni.
Fino a qui, che c’è di strano?
Chiusi l’opportunità.

Qualche ora dopo però mi istigó ed io caddi nel suo calore. I suoi messaggi erano pieni di voglia, così controtendenza, decisi di intraprendere questa strada, una sana dose di sessioni. Perché no?

Era una serata fredda, ricordo ancora il suo naso rosso che si confondeva con il suo rossetto.

Salimmo in camera, decisi di spogliarla e sul più bello mi fermò.

Il mio ego era incazzato, deluso e avrei tanto voluto pugnalarmi per aver accettato una cosa simile. Eppure, deluso, chiusi la porta e non volli più vederla.

La prima regola del BDSM è la consensualità! Se non volete, non stimolate, non iniziate. NON FATELO!

Chi ha il coraggio di infrangere questa regola, non credo sia degno di stare nel mio harem.

Peace and Love ❤️

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Quanti chilometri…


Se devo pensare ai km percorsi per questo “mondo”, probabilmente potevo farmi dei viaggi intorno al globo, sia come spesa che come distanza.

Eppure sono felice, perché ho conosciuto gente interessante, visto persone che quasi sicuramente non avrei mai conosciuto nel mondo reale, con i ritmi che questo momento storico ci impone.

Il viaggio che ricordo con più gioia è quello per Parigi. È stato infinito, sia per esecuzione che per “piacere” del finale, ma ci sarà modo di raccontarlo.
Il piacere di un viaggio, sapendo di andare a fare quello che più ti piace, ti ripaga completamente.

Non esiste moneta che ripaghi questa soddisfazione.

La soddisfazione di aprire la borsa, appoggiare sul letto fruste, corde e creare suspence.
Per poi prendere in mano una delle mie corde di canapa, corteggiare la mia sub e cominciare a giocare con il suo corpo in primis mentre i suoi occhi fissi su di me cercano un cenno, un segnale.
Una volta che la corda è stretta ai polsi, cominciare il rito.
Coltellino svizzero in tasca, ricordo della safeword e pronti a giocare.

Nelle mie mani, nel suo piacere…

Cosa può ripagarmi di tutto questo se non il piacere che scorre tra le sue gambe?

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L’appartenenza


Il secondo sondaggio indetto parlava di appartenenza.
Molti sono i pensieri discordanti su questa questione.

Cosa penso io a riguardo???
L’appartenenza è una cosa molto importante per il mio genere di BDSM. Senza di essa non ci sarebbero le sessioni all’interno delle relazioni. L’ho detto più volte, preferisco le relazioni alle sessioni.
La motivazione è data dal fatto che le sessioni sono intese fine a sé stesse e sporadiche, quindi sono fonte di “fuga” nel caso in cui questo accada.
Una relazione è costante, H24 e piena di stimoli.

Quindi, concludendo, non esiste BDSM senza appartenenza.
Come non esiste sessione con appartenenza, a meno che non sia costante, ma non viene considerata appartenenza mentale, ma fisica!

Grazie a tutti per aver votato.

Baci Caldi ❤️

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