#2 Dicembre


Tecnica BDSM – Medical
Oggi parliamo di una tecnica BDSM, nata per i giochi di ruolo ma diventata indispensabile per chi vuole osare.

Chi non ha mai giocato al dottore?

L’utilizzo di strumenti medici, quali lo speculum e sonde per l’uretra, fanno di questa tecnica, un esigenza per chi ha già superato la soglia del dolore o per i più feticisti.
Anche il massaggio prostatico in qualche modo rientra in questo genere di tecnica.

Voi che ne pensate???

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#1 Dicembre

Tecnica BDSM – SPANKING
E’ la pratica BDSM / BONDAGE più usata nel gioco di ruolo. Non esiste sub al mondo che non abbia provato e non si sia sentita trascinata da questa pratica.

In sostanza, il/la sub assume una posizione comoda per ricevere “colpi” dal proprio DOM.
E’ una tecnica base ma vorrei dare qualche consiglio a chi colpisce e chi riceve:

SLAVE/SUB/SOTTOMESSI
Non lasciare MAI in mano al DOM il potere di decidere se lasciare o no segni. Alcuni di questi potrebbero essere permanenti ed indelebili!
Non indurire il gluteo durante il colpo, potrebbe fare molto male!
Non fatelo se non vi sentite sicuri!
Ammorbiditelo sempre, dopo una sessione abbastanza dura, con della crema idratante. Farà miracoli!

DOM/MASTER/PADRONI
Non prendete mai iniziative strane e colpire forte per lasciare segni, non serve assolutamente a nulla se non è consensuale!
Immobilizzare, anche solo con una corda, può rendere il gioco ancora più interessante ma occhio a dove e come immobilizzate!
Si comincia sempre piano, mai esagerare da subito. I traumi da spanking sono i peggiori per i sub che subiscono in questo molta violenza!
I punti da colpire sono: basso gluteo e gambe. Ogni punto superfluo deve essere condiviso!
Usare un cuscino che alzi il culetto mentre è a pancia in giù sul letto, ti darà modo di avere sott’occhio la situazione!

Dubito esista una tecnica di dominio più antica di questa. Era usata in antichità (come la maggior parte delle tecniche BDSM) come strumento di tortura.
Si può fare spanking partendo dal basso, con le mani. E’ adorabile sentire il colpo sotto le dita. Poi esistono le fruste, ma parliamo di altro…

E voi? Cosa avete provato del bdsm? Scrivetemelo sui social!

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Il CARSEX… secondo me

Quando si parla di Sesso in auto, in molti stropicciano il naso e mi dicono: “ROBA DA GIOVANI!”.

Effettivamente, lo si usa come escamotage per “far qualcosa” quando si è giovani, ma chi dice che dopo una certa età non si possa fare? O meglio dire, chi dice che l’auto non possa più essere utilizzata per divertirsi un po’?

Io credo che l’auto possa essere usata sia all’interno che all’esterno (meteo permettendo) sia per fare sesso che per concludere la serata in altri modi. Una delle posizioni classiche del carsex è sul sedile passeggero, lei sopra. Classico, anche per chi si approccia o non si è mai approcciato. Ma ci sono altre mille posizioni possibili. A pecorina per esempio, o a missionaria. Il limite è solo la fantasia (e quanto la coppia abbia voglia di essere contorsionista).

Parere personale, sia per il BDSM che per il sesso, preferisco l’esterno. Il contatto con la natura, rende la cosa ancora più intima ed ancora più eccitante se la partner è dello stesso parere. Ovviamente!

All’esterno si può sfruttare il cofano, il tetto, le portiere. Chi ha detto che l’auto è solo un mezzo di trasporto persone? Può anche essere di trasporto sessuale…

Non starò qui a farvi la ramanzina, occhio però alle multe e alle denunce.

Perchè fare l’amore è bello, ma farlo sicuro è tutta un’altra cosa 🙂

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Il nuovo gioco…

Ho già parlato prima di questo argomento, ora è giusto dargli un seguito. La signora che mi fece diventare giocatore attivo, in questo mondo, in fin dei conti, non fece altro che farmi conoscere fino in fondo dove mi avrebbe portato questo UNIVERSO!

Mi telefonò alle 18:00, stavo lavorando. Mi disse: “Devo farti conoscere delle amiche che probabilmente faranno di te il piacere in persona”. Ero eccitato all’idea di poter essere il centro delle attenzioni di anche solo due donne più grandi di me. Sapevo non ci sarebbe stato sesso, ma già solo l’idea, dopo svariati colpi dati a lei, non poteva che rendermi eccitatissimo!

Così, alle 8:30, la raggiunsi nel suo appartamento. Mi diede tre baci, mi sfilò il giubbotto e mi fece accomodare al tavolo già apparecchiato. Spense la luce, accese una candela e mi disse: “Ho bisogno che ti rilassi, tra poco dovrai faticare”. Aveva cucinato uno squisito piatto di pasta con le vongole, seguito da un bel bicchiere di quel vino bianco acquistato insieme in un’enoteca storica della mia città la settimana precedente. Per concludere: un piatto di cozze e il dessert. La cena fu, di per sè, ad alta carica erotica. La ricordo fasciata in un abito nero, molto attillato. I capelli rossi, non naturali, sciolti e ondeggianti sulle spalle; ai piedi un paio di scarpe col tacco rosso fuoco e, in volto, il suo sorriso…La situazione era rovente! Giunto il momento del caffè, me lo servì direttamente a tavola accompagnato da un bicchierino ghiacciato di limoncello.

Ad un tratto suonò il citofono. “Chi è? E’ già qui, salite!”. Mi apprestai a terminare quel che rimaneva dell’ammazza-caffè, ma con una mano mi fermò dicendomi: “Fermo lì, aspetta un secondo”. Salirono al piano quattro donne di mezza età; due molto ben tenute, le altre due portavano, invece, qualche segno del tempo ma, c’è poco da dire, la mia mente era già partita!

Una delle quattro donne si avvicinò a me, mi prese il bicchierino e si avvicinò alla mia bocca sussurrando “Questo sarà il tuo piacere stasera, più tardi toccherà a noi”. Con un colpo della mano, mi fece bere tutto d’un fiato quel limoncello gelido che, nell’arco di qualche istante, divenne bollente!

Mi alzai, le guardai e mi presentai. La mia età le sconvolse ma la padrona di casa, nei giorni precedenti, si era premurata di farmi un’ottima pubblicità. Da come mi aveva descritto, ero il Piacere in carne ed ossa. Si spogliarono davanti a me, tolsero giacche e pellicce e si sedettero sul divano. Tutte indossavano gonna, calze a rete e una manicure impeccabile. Tre di loro portavano anche un bel paio di occhi chiari.

La mia sub era accanto a me. Mi porse frusta e collare, si mise in ginocchio e mi pregò di agganciarglielo. Non avevo il diritto di negarle il piacere di sentirsi mia, nonostante quel nuovo gioco che mi stavo apprestando ad iniziare. La presi per i capelli e la tirai in piedi. La sua espressione era di sfida, ed era proprio lì che volevo portarla. Mentre le altre assistevano allo spettacolo, feci appoggiare le mani della mia sub al muro e, con molta violenza, inizia a far cadere i miei colpi sul suo culetto. Nel frattempo osservavo le signorotte parlottare e godere del momento. Così mi tolsi la camicia, girai la sub, la rimisi in ginocchio e mi feci toccare…le sue mani tremavano dal piacere e il suo viso mi chiedeva sempre più colpi.

La presi e la portai all’angolo opposto della camera facendola muovere a quattro zampe; le sue ginocchia strusciavano sul pavimento. Mi allontanai e mi fece raggiungere, sempre gattonando, mentre i suoi occhi mi guardavano. Mi misi in ginocchio davanti a lei e poggiai la sua bocca sul mio corpo, sui miei capezzoli. Cominciai a colpirla, forte. Sentivo il suo piacere correre lungo la sua pelle, ormai un brivido continuo. Le presi i polsi e li legai. La portai al termosifone. La legai lì: volevo che si godesse lo spettacolo. Le legai le caviglie in modo che le sue gambe fossero sempre aperte e pronte al mio piacere.

Mi avvicinai alla Bionda, la presi, la misi a pecorina sul divano. Cominciai a sculacciarla mentre le sue amiche attendevano il loro turno. Inizia con la mano destra e poi passai alla sinistra. A quel punto l’idea. Le misi tutte a pecora e cominciai a divertirmi con la frusta. Ad ogni colpo mi sentivo ripetere “Grazie DOM”. Non facevano altro che caricare il mio ego. Le tirai in piedi e presi il paddle, rosso, con incisa la scritta “I AM YOU DOM”, e cominciai a colpirle, una dopo l’altra, fino a quando la scritta non comparve, nitida, sulle loro chiappe chiare. Loro continuavano a ringraziarmi ad ogni colpo.

Decisi allora di farle mettere a terra, tutte in ginocchio, a pecore, con il culetto verso di me. Tirai fuori la corda di canapa: 80m di puro piacere. Lei i polsi uno a uno, e, sempre con la stessa corda, legai anche le caviglia, in modo da immobilizzarle. Presi, di nuovo, in mano la frusta e cominciai nuovamente a colpire. Una delle quattro, tra un urlo e l’altro, mi implorò di potersi toccare. Mi feci implorare a tal punto che la colpii talmente forte da non sentire il suono della sua voce. La slegai. Il suo piacere colava sul pavimento. La mia sub osservava con molto piacere il mostro che aveva creato.

Con la stessa frusta mi avvicinai alla mia sub. Con fare indifferente iniziai a picchiettare la frusta sul suo piacere. Ad ogni colpo gradiva…e ringraziava. Slegai tutte le donne e presi la Buonda. Le altre tre le obbligai a toccarsi a vicenda. Volevo vedere le loro mani scorrere sui loro corpi. Tirai su la Bionda, la presi per i polsi che le fissai dietro la schiena facendo passare la corda attorno alle spalle. Andai vicino alla porta. La aprii e legai la donna lì, in piedi, contro la porta stessa. Mi guardava con aria soddisfatta. Presi la frusta e la colpii sulle gambe lasciandole i primi segni. Continuai fino a che vidi due delle donne iniziare a baciarsi tra loro. Mi fermai ad osservarle.

Eravamo tutti incuriositi da quel momento “spontaneo”. Ma la situazione, da un momento all’altro, mi sarebbe sfuggita di mano. Così le separai, presi la Mora e la legai sopra al tavolino in cristallo del salotto, supina, a ripercorrere le forme della superficie, legata mani e piedi alle gambe del tavolino stesso. L’altra la feci invece sdraiare per terra, i polsi dietro la schiena, le braccia legate. L’occhiello di chiusura della corda nella sua bocca, così da obbligarla a tenere la testa leggermente riversa indietro. Presi la corda di cotone e le feci la mummificazione delle gambe. Il fatto di non potersi muovere creava in lei solo ed esclusivamente piacere.

Mancava  all’appello solo la donna “precoce”. Mi inventai di legarla alla gamba del tavolo, seduta, con le braccia in alto. Fissato in vita, un vibratore a microfono con la testa che poggiava sul suo clitoride ormai martoriato.

AVEVO IL PIENO CONTROLLO SU TUTTE. Niente poteva andare storto no?!

Recuperai la mia fidata frusta e cominciai, a turno, a colpirle tutte, infierendo sui loro corpi segnati dalle corde. Slegai la mia sub e la misi, nuda, sul divano a gambe divaricate. Mi spostai davanti a lei e iniziai ad accarezzarle i capelli mentre, con una mano, le feci avvicinare il viso ai miei pantaloni, facendole sentire il mio piacere attraverso il tessuto. Tentò, invano, di allungare una mano. Prese una frustata e capì che era zona off-limits. Continuai a dominarla. Sapevo che era il momento giusto per il mio trofeo…

Mi misi al centro della stanza e, mentre tutte mi guardavano, sfilai lentamente la cintura. La piegai a metà, feci mettere la mia sub a pecora e sferrai il primo colpo, secco, direttamente sul suo culetto. Lei mi ringraziò nuovamente. Slegai la signora legata alla porta, la misi a pecora sul divano e ripetei il tutto. Feci così con tutte. Ne avevo cinque davanti a me e la mia cintura suonava come non mai prima di allora. Era davvero troppo eccitante!

Ad ogni colpo infranto, i loro corpi diventavano sempre più rossi, nonostante chiedessero sempre di più…molto di più. Presi la signora che mi chiede, in precedenza, di toccarsi. La feci mettere in terra, a pecora. La sua mano sinistra toccava e stimolava il suo piacere. Io, mentre le altre ci osservavano, ripresi la cintura e colpii con veemenza le sue natiche, così da lasciare segni profondi che al tatto sembrassero delle cicatrici. Le lasciai molti lividi, ma mi ringraziò per ogni colpo ricevuto e per i suoi orgasmi.

Guarda tutte negli occhi e chiedi: “CONTINUIAMO?”. La mia sub guardò l’orologio e rispose: “Sono le 4! Domani lavoro”. La serata era passata molto velocemente. Giusto il tempo per rivestirmi e per un ultimo piccolo spettacolo da parte di due delle signore. Dopodiche via di corsa a casa.

Un nuovo gioco, si, eccitante…molto!
Chissà semmai ricapiterà!?

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La ricercata.

Sento spesso parlare del BDSM come una sorta di violenza sessuale, persone che si approcciano al BDSM perché non sanno “scopare” o malati mentali.
Bene, sfatiamo questo mito.
Non esiste correlazione alcuna tra BDSM e violenza, in quanto una delle 2 si basa sui principi del SAFE SANE and CONSENSUAL mentre la violenza è qualcosa che non c’entra nulla con questo. Esiste una correlazione molto forte però tra RELAZIONE e BDSM, in quanto è vero che il BDSM come l’autoerotismo si possa praticare da soli, ma è anche vero che in 2 si possono sperimentare cose ben più interessanti che il solito gioco… No?!

Ed è proprio per questo che vorrei raccontare la storia di una ragazza a cui sono molto legato per svariati argomenti, una persona a me cara che ha dovuto lasciarsi spingere dalle amiche per entrare in questo mondo, per un piacere che sapeva avrebbe ricevuto, ma non ha voluto credermi.

Mi ricordo la vidi in compagnia di amici, l’estate prima, e poi la cercai per mesi sui social, andando a colpo sicuro qualche mese dopo!
Ricordo molto bene la prima conversazione:
“Sono un dom… BDSM… E ho visto le tue foto e ci ho trovato del potenziale… Sai di cosa parlo vero?” “Si, so di cosa stai parlando.
Ma come fai a capire se ho potenziale?”

Da qui in poi è inutile spiegare come, ma è stata una delle mie sub che mi ha fatto più pensare, più ragionare e più crescere, anche mentalmente.
Poi, la mia switch ha accettato a pieno, come potevo farmela scappare?

Il mio ricordo impresso… In macchina e la legai a pancia in su, con i polsi legati al poggiatesta del lato guidatore. La spogliai e cominciai ad usare le mie dita su di lei.
Ad ogni movimento la vedevo muoversi, come se ballasse. Era eccitante veder bagnare quel sedile come se non avesse altro da fare…
Lei è molto silenziosa e quel nuovo mondo la attraeva come non mai.
Ha provato molte cose con me, forse troppo poche, ma chissà.

Chissà se il tempo mi darà ragione oppure no?!

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La frusta

Quando penso ad una sessione, o a qualcosa di legato al BDSM, la prima cosa che mi viene in mente è proprio lei.
La mia prima frusta me la ricordo bene, la comprai alla Decathlon. Proprio quelle che trovi nel reparto Equitazione. Era comoda, maneggevole e la utilizzavo spesso. Mi piaceva molto.

Io ho dei gusti anche in fruste molto differenti dai soliti canoni. Avendone provate un po’ non posso di certo dire che non ho esperienza anche nell’utilizzo, ma che almeno conosca gran parte di queste.

La mia preferita è in ecopelle, possibilmente nera, per un significato BDSM e per eleganza. Anche nel sferrare il colpo lo deve essere. Altrimenti non avrebbe senso.
La lunghezza è importante, anche a seconda del genere, o a code o flessibile, oppure come piace alla mia switch da “Dressage”, lunga ma con in fondo una piccola parte autonoma pronta a lasciar segni.

Quando le scelgo, prima provo l’impugnatura, deve essere comoda e deve attirare l’attenzione una volta impugnata. Dopodiché la provo sul palmo della mano, ed è lì che provo la sensazione che lascia il suono….del colpo.
È indescrivile l’effetto che mi lascia nella mente quel suono. E replicarlo sul corpo della mia sub, è qualcosa di sensazionale.

Se la frusta è a code, deve essere morbida da avvolgere e comoda da farla passare sulla schiena della sub, per lasciarle quel brivido, prima del colpo.
Se invece la frusta è lunga e flessibile, la sua parte finale deve lasciare immaginare molto ancora prima di sferrare il colpo e deve saper “picchiettare” nel modo giusto il corpo. Passarla sul corpo come la punta della lingua, credo che Renda molto l’idea.

Poi ci sono fruste anomale, che non servono a molto se non a mettere davanti a te la sub e farle una foto mentre ti guarda con la frusta in bocca. Classica foto da chi vuole osare.
Una frusta lunga, stile circo, dove gli spazi sono obbligatori!
Non sono le mie preferite, però non le disdegno.

Ci sono altre fruste, in lattice morbido, per i capezzoli e per giochi un po’ più Easy, ma non sono il genere adatto.

Ad oggi credo di averne viste molte di fruste. Ma senza una buona mano non servono a molto.
Sarebbe bello fare provare l’effetto di avere una frusta ed un paddle (ne parlerò) in 2 mani diverse.

Chissà chi sarà la prossima. 🙂

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La porta di entrata

Quando devo parlare di BDSM, lo faccio sempre con molta attenzione a cosa dico e come.
A volte mi sono sentito dire che non esiste argomento più interessante da fare con me che proprio IL BDSM. Sono serio quando ne parlo, sdrammatizzo spesso ma sono sempre sul punto.

E’ una questione di stile, a volte anche troppo.

Ma come molti ben sanno, io ci sono entrato in un modo strano. Ero fidanzato e questo molti lo sanno.
Peccato però che esserlo, non mi toglieva via le possibilità di vivere delle situazioni eccitanti.
Era la fine di ottobre del lontano 2012, lavoravo per una nota concessionaria di Novara, quando, venni incaricato dal mio collega di presentare e consegnare una Lancia Ypsilon ad una signora novarese di mezz’età. Fino a qui, che c’è di strano? Era il mio lavoro no?!
Arriva in concessionario, saluta il venditore, mi presenta e la porto giù, chiavi in mano, verso il suo gioiellino “melanzana”. Saliamo in macchina, io dalla parte del passeggero e lei alla guida.

Durante la spiegazione, vedevo che i suoi occhi, spesso, si perdevano nei miei e cercava imperterrita il mio sguardo.
A un certo punto, ad interrompere la spiegazione, mi mise una mano sulla coscia sinistra e mi disse: “SENTI SIMONE, MA TU HAI MAI DOMINATO UNA DONNA? SAI, COLPIRLA, FRUSTARLA, SAI DI COSA PARLO VERO?”. Io sono rimasto a dir poco scioccato. Pensavo fosse una di quelle domande trabocchetto.
“Beh, no! Le donne non si toccano neppure con un fiore… così si dice no?”
Lì, mi prese la faccia, la girò verso di lei e mi disse: “TU PER X EURO, LO FARESTI?”. Deglutii e risposi con una voce rotta: “Sì”. Tutta contenta prese in mano il telefono, mi chiese il numero di telefono e mi invio l’indirizzo e l’ora. Io preso anche dall’eccitazione, uscii dalla macchina, le indicai l’uscita e tornai alla mia scrivania con un ringonfiamento in stile tenda canadese. Che imbarazzo.
Ora di chiusura, andando verso casa, pensavo all’opportunità. Entrai in casa e dissi alla mia ex che quella sera non ci sarei stato. Avevamo qualche problema economico ed ogni aiuto sarebbe stato una manna dal cielo!

Dopo cena, mi feci una doccia ed uscii di casa.
Nel viaggio da una parte all’altra della città, il pensiero di non sapere cosa fare, era un tarlo. Ma non potevo e non riuscivo a pensare ad altro.
Arrivo sotto casa sua, la chiamo, apre il portone e salgo.
Mi aspetta al 4 piano di un palazzo di 8, i suoi capelli biondi scendevano sinuosi sulle sue spalle e il suo seno, una 4 naturale che stava benissimo con il suo corpo con delle curve da paura nonostante l’età e la faccia da chi sapeva come sarebbe andata a finire. Truccata ma non troppo ma vestita da vera pantera in cerca di qualcosa, con la lingerie nascosta da un accappatoio semi-trasparente. La situazione era intrigante già al saluto con 3 baci e un “non ti facevo così alto in concessionaria”.

Mi fa vedere la sua piccolissima reggia, tranne la camera da letto. Ci accomodiamo in cucina e dopo un caffè mi fa una domanda molto spinta: “MA TU ALLA TUA FIDANZATA 2 SCHIAFFI LI DAI MAI?”. Devo ammettere di essermi trovato molto in imbarazzo a quella domanda a cui risposi “NO!”, ed effettivamente non l’avevo mai fatto fino a li perchè proprio la mia ex non ne voleva sapere di cose tanto spinte!
Insomma, va in bagno, si assenta un po’ e ritorna, mi prende per mano e mi porta in camera, accende l’ abat-jour e mi guarda. Io in piedi osservavo tutto il suo letto e ricordo solo, nella luce soffusa, di aver visto 3-4 fruste di dimensioni diverse, dildo di ogni tipo e svariate pinzette per i capezzoli.

Si mise davanti a me, mise le mani sul letto come a fare una pecora ed esclamo “BENE, USA LE TUE MANI E DOMINAMI, COLPISCIMI!”
Sono sincero, credo sia stata la situazione più imbarazzante della mia vita, non sapevo che fare. Ero affascinato, curioso ma allo stesso tempo ero bloccato. Immobile!

Presi coraggio, e a mano aperta sferrai il primo colpo sulla sua chiappa sinistra, piano. Il sento di onnipotenza stava uscendo. Lei continuava a chiedermene di più, sempre di più, ed io la accontentavo, colpendo e ricolpendo sempre più forte, sul suo piacere. Vedevo le sue chiappe arrossarsi e sentivo dolore per lei, ma le mutande mi ricordavano che ad ogni colpo sarebbero diventate sempre più colme.
Allungò una mano e mi diede una frusta e mi disse “COLPISCI!”. Io mi misi di fianco a lei e con fare indifferente la colpii, forte, da lasciarle il primo vero segno e la cosa cominciava ad eccitarmi!
Continuai, fino a quando non prendi il primo dildo che mi capitò in mano e facendolo vibrare, lo misi sul suo clitoride attraverso le sue mutande. Urlava e la cosa diventava sempre più sexy.
Ormai la frusta ed il dildo erano una cosa unica. Andò avanti così per almeno un’ora fino a quando si girò sul letto e mi disse: “COME PRIMA VOLTA, NIENTE MALE. PROMETTIMI CHE TI RIVEDRO’ ANCHE DOMANI!”.
Io le risposi che non lo sapevo, presi le mie cose, la salutai e andai via.

Il tragitto da casa sua a casa mia è stato agonizzante. Piangevo, perchè per me era molto strano tutto questo. Non ho smesso neanche un minuto di urlare in auto, però a conti fatti, avevo risolto un mio dubbio, un mio piacere e perchè no, anche risolto un po’ di problemi economici. Non avevo ancora nulla in mano, ma avevo una donna di mezz’età che voleva un ragazzo giovane per fare cose che non avrebbe di certo fatto con un uomo della sua età.

Ebbene sì, in questo mondo ci sono entrato così, dalla porta di servizio. Con un cachet, con un piacere mentale che non avrei mai pensato di raggiungere e soprattutto portandomi a volte anche ad annullarmi come UOMO, ma che poco dopo mi fece capire che era quella la mia strada, Appassionarmi a questo mondo e farlo senza dei soldi o dei profitti. Fare quello che le altre persone vogliono. Nulla di più.

#eccoacosatiserveundom

Ah già, la sera dopo andai da lei, ma quella è un’altra storia 🙂

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Vado… non vado!

Tante sono le persone che nel corso della mia vita sono entrate a piè pari e lasciando tracce indelebili.
A loro è dedicato il mio pensiero più profondo e intimo perchè hanno sempre lasciato in me qualcosa di interessante, un insegnamento, un qualcosa di tangibile.
Ma non è dedicato a loro questo momento.

E’ dedicato a coloro che, in un modo o nell’altro hanno dedicato il loro tempo in maniera discontinua, facendomi credere cose e alla fine, dopo aver raggiunto il loro obiettivo, sono spariti. Lasciando il vuoto.

In particolare ad una persona, che io reputavo una persona molto interessante. Una ragazza di 18 anni (ai tempi ne avevo 27), di nome Barbara. Una ragazza minuta. Mi trovò lei, per caso su fb e capì che c’era qualcosa in me che catturava la sua attenzione.
Mi convinse ad andare a bere un caffè a Bellinzago Novarese, in un noto Centro Commerciale. Dopo i soliti rituali del “Che mi racconti?”, “Perchè mi hai contattato” e svariate scuse da gatto sugli specchi, circa 2 ore dopo, ci ritroviamo nella campagna tra Cameri e Bellinzago a limonare come in un bellissimo film d’amore. Fino a qui, beh niente di strano.
Fino a quando mi prese la mano destra e la infilò nella sua borsa e tra i svariati rossetti e gingilli da donna, trovai un vibratore “XXL AMERICAN DILDO” di circa 25cm con una larghezza da imbarazzo.
Lei esclamò “Questo è il mio giocattolo preferito, credo che possa interessarti poterlo usare su di me”

Io preso dallo sconforto dissi: “MAGARI FOSSE MIO E FOSSE VERO!”

Lei mi guardò negli occhi, lo riprese e lo rimise in borsa e mi disse: “ok niente, riportami al Centro Commerciale”.
Io la guardai fisso negli occhi e con faccia stupita, mi sistemai mentre lei uscì per fumare la sua sigaretta. Nella mia testa non c’era altro che: “Non ci posso credere, questa vuole davvero poter provare con me una cosa del genere?”
Tornò in macchina e le chiesi, come mai di questo gesto e lei mi rispose: “Il mio ex non mi eccitava abbastanza, così ho fatto collezione di questi, non va bene?” . Io pietrificato, cercando di trovare una soluzione per riuscire a dare il meglio di me, conclusi dicendo: “Ok, se vuoi lo facciamo, altrimenti no”

Lei annuì, si spogliò, io mi rispogliai mettendo in risalto il petto e cominciai a toccarla e stimolarla sempre più per poi, entrare con il dildo. E’ stata l’esperienza meno soddisfacente della mia vita.
Lei è alta circa 1,55, magrissima, e ad ogni colpo infranto all’interno del suo corpo esile, vedevo la forma di quel dildo gigante, riempirle la pancia.
SCONVOLGENTE…
Chiusi la serata con un limone, io non mi spogliai neppure, perchè detto tra noi, le figuracce erano dietro l’angolo. Come diceva qualcuno, era un po’ come lanciare un salame dentro un corridoio.
Tornai a casa ancora scioccato dall’evento e mi scrisse: “Guarda, io sinceramente con te non voglio più uscire, sei bravo ma io sto cercando l’amore” ed io tutto contento del fatto che avesse preso lei la decisione dissi: “Ok, lo capisco!”

Qualche mese dopo la ritrovai ad un evento a Milano, e mi sbattè al muro e mi disse: “Vederti è un po’ come sentire quella sensazione”, ed io impietrito la scansai e mi allontanai. Mi mandò mille messaggi e non risposi più, mi aveva alquanto scioccato tutto il discorso.

Concludendo. A me piacciono morbide, in carne, degne di essere toccate.
Se dovete essere magre, almeno rimanete. Se dovete essere soffici, beh, non andate mai via.
Siete le benvenute.

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“IL” bracciale

Un pilastro portante delle mie relazioni è il bracciale.
E’ un valore simbolico, legato al polso dopo l’accettazione di regole e promesse.
Una sorta di anello, per sub.
Quando cominciai a legare il mio primo bracciale, mi sentivo onnipotente, ma non per il discorso del dominare una persona o tenerla “ammanettata”, ma per il semplice fatto che mi piace ricordare di tanto in tanto che quel bracciale non si possa togliere e che ad ogni sguardo, anche fugace, possa ricordare cose. I colori devono essere assolutamente riconosciuti dal codice “HANKY”, dove ad ogni inclinazione corrisponde un colore chiaro e assolutamente UNIVOCO. Per ogni bracciale di solito utilizzo 3 colori.
Il colore dominante è sempre il fuxia nelle mie sub, perchè riguarda più da vicino lo spanking e l’inclinazione della sottomissione da colpo. Non nego che a volte lego anche bracciali di corda, di canapa. Molto più “basici” ma con un effetto stravagante e molto profondo.

Ma prima di tutto ciò ci sono delle regole ferree da rispettare, delle condizioni da mettere e da rispettare per entrambi. Perchè è vero che io sono il dominatore del gioco, ma anche io ho da rispettare determinate condizioni.

Se è vero che per tenere legata una persona durante le sessioni basta una corda o delle manette, perchè non si possa “firmare” il patto o la promessa di rispetto delle regole con un bracciale?
E’ un simbolo, ma come ben sanno alcuni, quando si taglia, è finita!

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Una threesome… BDSM!

Si sa, fare sesso a 3 è il sogno proibito di ogni uomo. Ma se al sesso ci unisci anche quel pizzico di dominio, la cosa diventa unica e difficile da dimenticare.
Lontano 2014, giornata di pioggia, contatto la mia sub per vederci al bar, sempre al solito, a Novara.
Ci si trova davanti allo stadio, chiudiamo entrambe le auto e ci incamminiamo verso questo bar a dir poco conosciuto sul Corso Vercelli.
Entriamo, ci sediamo lontano da occhi indiscreti e ordiniamo, io un analcolico alla frutta (non sono mai riuscito a fare dell’alcol il mio stile di vita) e lei una birra, ricordo fosse una corona con il limone.
Cominciamo a parlare del più e del meno, ed i miei occhi continuavano a guardare i suoi capelli biondi, ed i suoi occhi azzurri ghiaccio, da far quasi paura. Le sue mani, beh, che lo dico a fare? Curate e belle, morbide ed affusolate.
Cominciai a stimolarla, mentalmente, poi giocai con le sue gambe, facendole il piedino e per finire le presi il suo polso sinistro e legai esso al tavolino con una corda di 1m di cotone rosso.
Aveva la gonna, e mentre legavo, guardavo attraverso le sue gambe e vedevo il suo piacere bagnare le mutande.
Eravamo uno di fronte all’altra, ci guardavamo negli occhi ed i pensieri vagavano, mentre la mia mano destra accarezzava dolcemente la sua gamba sinistra ed i brividi non davano cenno di cedimento.
Nel frattempo suona il telefono, un messaggio WhatsApp, ho pensato fosse la fidanzata che stava tornando a casa dalle commissioni, come faceva di solito.
Ed invece era Laura, sub/bunny di Vercelli; raggiungeva il piacere nel farsi immobilizzare in ogni dove e farsi umiliare pubblicamente per ogni cosa. Etero ma non disdegnava la visione nuda di una donna.
Slegai la sub, ci alzammo, pagai il conto e mi diressi verso il Motel Piranha. Laura ci aspettava lí pronta.
Entrando, alla reception mi chiesero la stanza ed io pensavo, come mi era già capitato, di entrare in una stanza pagata doppia, ma che non fosse una suite, ed invece, suite room con vasca idromassaggio circolare e doccia. Insomma, una camera da 200 euro x6 ore.

Entrammo in stanza, Laura era già nella vasca idromassaggio e la intravedemmo dallo specchio. Lasciammo giù le cose, mi tirai via la giacca e la camicia ed invitai Laura a raggiungerci, in camera.
Giro d’obbligo in bagno e tornai nella zona letto.
Quando fui li, le trovai parlare dei loro rispettivi ex, come due amiche che non si vedono da tempo ma non si conoscevano neppure!!!

Cominciai allora a tirar fuori dalla sacca, tutto l’armamento e misi tutto ai piedi del letto.
Presi la corda in canapa e legai i polsi della sub alla decorazione della struttura del letto. In piedi, chinata in avanti come per fare una pecorina. Le sue mani toccavano la struttura e non potevano muoversi.
Presi Laura, e le feci una cordatura stretta attorno al seno, che portava la corda a toccare il suo clitoride. Con un altra corda, le legai i polsi e la misi nella stessa posizione della sub.
Partii a giocare con la sub, la presi per i capelli, la portai davanti alla mia bocca e con tono deciso le dissi: TU SEI E SARAI IL MIO PIACERE, STASERA! E la baciai, con cattiveria, concludendo con uno schiaffo deciso sul suo culetto morbido, classico di chi fa pole dance.
Presi il vibratore a distanza, lo pulii, lo unsi con la vasellina e lo misi dentro, e lo accesi a velocità bassa. Presi la corda in cotone più spessa che c’era, rossa, e gliela avvolsi in stile morso da cavallo, in bocca, come una gag-ball.

Lasciai la sub e mi diressi verso Laura, già pronta a subire colpi e a godere del momento. La presi per i capelli, la portai alla mia bocca e le dissi: TU INVECE SARAI LA MIA PIÑATA LA QUALE COLPIRE PER FARE USCIRE IL PIACERE COLANTE e la baciai, concludendo con uno schiaffo, forte, sulla sua chiappa sinistra, facendola rimbalzare in avanti e sentendo il suo primo ansimo. Presi 2 vibratori a telecomando, uno all’interno del suo piacere e uno nel suo buchino più stretto, adorava essere presa da entrambi i buchi. Accesi il primo al minimo e misi l’unica gag-ball a forma di ape che avevo sulla sua bocca.

Mi allontano, circa un metro da entrambe, 3 telecomandi in mano, una frusta di pelle e luci soffuse che cambiavano colore, di continuo. Le osservavo dallo specchio posto sopra il letto, entrambe cercavano il mio sguardo, invano.

Aumentai la potenza dei vibratori alla velocità media e cominciavano a contorcersi entrambe, era uno spettacolo guardare i loro culetti muoversi quasi in sincro.
Cominciai a frustare la sub, sulla sua chiappa destra, e al primo colpo mi esclamò: Grazie Signore . Ego a mille ed altro colpo, forte sulla sua coscia, ringraziandomi. DÌ A LAURA CHI È IL TUO DOM E CHI PENSI QUANDO NELLA TUA INTIMITÀ TI TOCCHI “Sei tu il mio dom, signore”, usciva dalla sua bocca impegnata da quel morso di corda. E la colpii ancora una volta la lasciai in balìa del suo vibratore.
I suoi versi risuonavano nella camera e anche Laura ammirava con piacere il lavoro fatto.

Mi spostai su Laura, appunto, e la presi per i capelli, e cominciai a strusciarmi come in una pecorina. Cliccai sul tasto della velocità alta e lasciandole i capelli, mi allontanai, con la frusta in mano, pronto a colpire.
Lei provò a girarsi alla ricerca del mio sguardo e ricevette un colpo sul suo culetto ed il suono rintronò nella stanza. Era eccitante vederla li, legata e a subire i miei colpi.
Presi il vibratore a microfono, appena acquistato, lo accesi e lo misi sul suo clitoride, già coperto dalla corda.
Il suo corpo cominciò a muoversi, sempre più. Lo lasciai li, tenuto dalla corda, vibrante e colante.

Feci un passo indietro e presi la mia frusta, la migliore, in pelle con l’impugnatura intrecciata, dura e lunga.
Nella mano destra lei, e nella mano sinistra la frusta a nove code usata in precedenza.

Signorine, ora facciamo un gioco. Io vi do una lettera e voi a seconda di quello che vi chiedo vi do 5 secondi per rispondere. Altrimenti, la punizione sarà…

…annuirono…

LETTERA D, Nome città NO PIEMONTE
IL loro respiro comincio a farsi affannoso e si cercarono con lo sguardo per una risposta celere.
5…4…3…2…1…
Presi coraggio e colpii entrambe, come meritavano. Il suono era un mix tra ansimi, suoni di vibratori e rumore di piacere che nell’aria copriva ogni cosa.

LETTERA G, Nome animale NO GIRAFFA
IL loro respiro sembrava più tranquillo ma al mio comando di non guardarsi era diventato più veloce, più impaurito.
5…4… GUFO! rispose Laura.
3…2…1… GHIRO! rispose in extremis la sub.
BRAVE RAGAZZE!
E mi portai verso la sub e mi misi in ginocchio e le baciai le chiappe mentre la vicinanza dei vibratori mi dava vibrazioni ovunque. “Grazie, signore”
Mi spostai su Laura, le tirai via il vibratore nel buco stretto e cominciai a baciarle le chiappe.
Il gioco continuò per un po’, le frustate divennero sempre più frequenti.

Lanciai le fruste sul letto, oltre i loro corpi, le avvicinai e le legai per le loro gambe, molto vicine.

Slacciai i pantaloni, aprii la patta e li tirai giù.
Le mie mutande lasciavano sentire bene il mio piacere di quella visione, così mi appoggiai alla sub e le feci sentire il quanto fossi eccitato mentre la mia mano destra maneggiava insieme ai vibratori alla ricerca del piacere di Laura, che senza pensarci molto, sotto mio comando, bacia la sub, eccitata e in continuo movimento. Le loro bocche, vicine erano un carburante perfetto per quel momento unico e coinvolgente.

Decido di slegare ad entrambe i polsi. I segni visibili erano solchi. Le giro verso di me e le faccio inginocchiare entrambe, davanti a me. I loro occhi dall’alto facevano pendant con il tappeto grigio. Era magico.
Laura, tirò via il morso alla sub e mise la bocca della sub sulle mie mutande, già piene del mio durevole piacere.
Mi morse le mutande e me le levò, velocemente. Scendevano piano piano sulle mie gambe e ad ogni millimetro sentivo il mio piacere mentale crescere. Sempre più.
Laura si avvicinò e con gli occhi puntati ai miei, fece sparire ogni centimetro di me, nella sua bocca, piano piano. La sub si divertiva a toccare con la sua mano sinistra il buco più stretto di Laura e accarezzava dolcemente i miei gioielli con la lingua.

Se raccontassi quello che è successo dopo, beh, sarebbe come fare cadere l’incanto … Tutto il resto è poesia!

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