Gli sguardi

Ormai è risaputo, chi legge le mie storie e le mie riflessioni, sa quanto adoro osservare la mia sub sotto molti punti di vista.
Quando gli altri guardano il culo e la sua tondità, io mi soffermo sulle mani e sui loro occhi.
La verità è che adoro guardarle. Non credo di aver mai avuto una sub con occhi scuri o che le obbligassi a non guardarmi. Adoro vedermi e sentirmi implorare di continuare. Guardarle dall’alto e guardare nei loro occhi la bellissima sensazione dei miei colpi infranti.

Adoro anche sentirmi gli occhi addosso. E’ la cosa più bella in ogni singola sessione. Non esiste altro di così appagante che vederla lì, polsi legati in avanti, in reggiseno o a seno nudo, guardarmi e vedere nei suoi occhi la voglia di far qualcosa. Di aspettare un gesto, una carezza o un comando.

Lo sguardo, gli occhi. Lo dico spesso, non potrei volere di più.

Le mani, verranno dopo, ma gli occhi, quelli si, LI PRETENDO ADDOSSO!

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Il rispetto delle regole.

Come in ogni bel gioco, anche il BDSM ha delle regole,scritte o non scritte, ma pur sempre regole.
Uno dei punti saldi delle mie relazioni è proprio il rispetto di queste. Perché si, io le ho messe per iscritto ed esigo che vengano rispettate.
Sono 12 stupidi regole che sono state trascritte da altre 35 lette in un libro in lingua inglese.
Ho voluto fossero solo 12 perché credo siano più adatte a me. Ma credo cambieranno nel tempo.

Ma andiamo alla questione.
Il rispetto di tali regole porta me e la sub a danzare, in sincro, a divertirsi e portare dei risultati per entrambi.
Deve andare tutto di pari passo, altrimenti non esiste gioco né divertimento alcuno.
È anche vero però, il non rispetto di queste regole porta alla punizione, che seppure la sub voglia subire, dopo l’ennesimo richiamo, crea in me una sorta di sconforto e delusione.
In me non c’è una parte tanto sadica da poter continuamente esagerare nelle punizioni. Lo trovo noioso e irrispettoso. Cosa tralaltro redatta nelle regole.

Quindi, concludendo, non esiste cosa peggiore, per me, che non il rispetto continuo di una o più regole.

A meno che, beh, non la facciate apposta?!

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La switch.

Credo sia passato un anno o poco più da quel fatidico giorno in cui, provando a farle provare qualcosa, su continua richiesta, tutto si scatenò al contrario.
Eravamo a casa e come in ogni classica volta, io ero pronto a dominare il nostro sesso, come sempre d’altronde.
Iniziammo come sempre… Sesso, spinto beh, ma sempre sesso!
Io su di lei a toccarla, lei a leccare le mie parti più nascoste e poi, giù a darci dentro come nei migliori dei modi.

MA LEI VOLEVA DI PIÙ

Presi la corda nera, appena arrivata da un noto sito web cinese, morbida, molto eccitante al tatto. E cominciai a legarla. Prima i suoi polsi, legati assieme come a chiedermi pietà di farla godere e poi nodo alla rete del letto.
Ricordo la sua faccia, eccitatissima, ma era quello lo scopo no?
Era bello vederla sotto le mie mani, tremolanti. L’avevo fatto prima, si, ma non con lei! Lei era la mia Dea, non altro. Era qualcosa da coccolare. Fino a li…

Una sessione breve in cui il mio ego era alle stelle ed io non volevo altro. Che lei.
Mi ricordo che facemmo sesso, con lei immobilizzata… Strabiliante.
E questo lo riconosce.

Finito il tutto, però, mi rialzai e mi guardò negli occhi e mi disse:

“BELLO, ECCITANTE E SODDISFACENTE, MA IO VOGLIO IL TUO RUOLO, QUESTO NON MI INTERESSA!”

In quel momento capii che avevo sposato una switch.
I rapporti Vanilla sono belli, già, ma sapere che tua moglie probabilmente vuole il culetto di qualche altro uomo, beh, non può che soddisfarmi e continuare a godere delle mie “disgrazie” 😎

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Appartenenza???

È una riflessione che faccio da tempo. Mi è capitato tempo fa di entrare in un gruppo su KIK sul quale l’argomento del giorno era:
Quanto le sessioni fanno perdere l’appartenenza e quanto le relazioni creano questo tipo di esigenza”.
Io adoro nella maniera più assoluta una relazione alle sessioni e quanto questo può creare un esigenza vera e propria.
L’appartenenza, mi sono sentito dire spesso, va donata. Accettabile ma non condivisibile secondo il mio punto di vista. L’appartenenza va di pari passo con la fiducia e va coltivata, creata e mantenuta. Non riuscirei mai ad essere un dom di qualcuno che non mi appartiene. Sarebbe come sentire sotto le proprie mani un oggetto, non una persona. L’esigenza nasce da dentro.

Il mio punto di vista è in ogni caso un MIO PUNTO DI VISTA.
Sono pronto a discuterne. Chissà.

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Il mio primo provino…

Ogni tanto, devo anche dare adito a chi, nella mia vita è stato e sarà solo di passaggio. Per tanti motivi.
Era una calda notte, come tante, il mio scaldino sotto la scrivania e tanti sogni in testa.
Guardai le offerte di lavoro e mi venne la grandiosa idea di andare a farmi un giro su una nota casa cinematografica a luci rossi italiane. Una come tante.

Ricordo di avergli inviato la mia candidatura in stile “Salve sono S., scrivo da… mi piace il…” e 2 foto, bruttissime, di cui una a petto nudo.
Peccato che preso dallo sconforto, decisi di abbandonare l’idea in quanto probabilmente non ero l’uomo esatto per quel tipo di candidatura. Conobbi però qualche anno prima un uomo che ci lavorava già in quel frangente e mi diede una mano consigliandomi i passi da fare e mi sponsorizzò.
Così qualche mese dopo, nonostante le mie sessioni, mi chiamarono dalla sede e mi chiesero di vedermi. Mi ricordo che partii da Novara dicendo di dover andare via per lavoro (ma dove?) e andai ad Arezzo. Scesi dal treno e pensai che forse non era il caso di provarci…però diciamoci la verità, a 25 anni un occasione così chi se la farebbe scappare?

Andai all’indirizzo indicato in mail, ricordo questo palazzo rosso in una zona alquanto deserta. Mi rispose al citofono una ragazza dalla voce carina. Salii, 2 piano.

Arrivato davanti alla porta pensai: MA CHI ME L’HA FATTO FARE?

Aprii la porta e trovai una ragazza rossa, molto formosa, più o meno della mia età, con vestitino nero e tacchi alti. Il trucco era perfetto. Veramente una gran bella donna.
Dopo l’imbarazzo iniziale cominciò a parlarmi dell’azienda e mi portò in una stanza in cui dovevo aspettare il produttore.

Dopo circa una mezz’oretta e un caffè bevuto con ansia, arriva lui, il produttore. Un uomo alto circa 1,70, carnagione scura e modi burberi. Era proprio il mio idolo, quello che vedevo spesso nei video di quella casa cinematografica.
Mi porta nel suo ufficio. Nonostante tutte le premesse, un ufficio molto ordinato e pulito, con foto di lui e molte pornostar. Anche una foto con Sasha Grey, che a dire la verità, con quegli occhi potrebbe fare qualsiasi cosa tranne che vederla davanti ad una telecamera!

Iniziamo a parlare del più e del meno, quando parte la fatidica domanda: “Dimmi una cosa, ma sotto le coperte quanto duri di solito? Solo sesso, non quello che fai abitualmente”
Io, preso dall’imbarazzo risposi con un secco: “Sono duraturo ma posso fare di meglio…”
Lui mi fece cenno di stopparmi li e cercò il telefono in tasca, fece un numero e chiamò una persona e capii da tutto il discorso: “Si, prepariamo la sala che lo mettiamo all’opera!”. Così mi accompagnò in un’altra stanza, entrando c’era uno spogliatoio, insonorizzato e molto buio. Pensando ad oggi all’imbarazzo di ieri, credo sia stata un emozione troppo forte!
Mi misi una maschera e uscii dal retro, da una porta con scritto “SALA RIPRESA” verso un qualcosa che non conoscevo. In questa nuova stanza c’era un letto, un divano, almeno 7 telecamere, luci e 2 docce.
C’eravamo io e lui. Nessun altro. Mi chiese se volevo un caffè, il secondo, e andammo sul divano a parlare. Mi chiese se usavo stupefacenti, se fumavo, se facevo uso di alcol e se usavo qualche cremina speciale per farlo rimaner duro. Lo lasciai senza parole! Nulla di nulla!
Così, prima di iniziare, mi chiese di potermi fare 2 foto con il suo iphone.
Mi chiese di tirarmi via la camicia e poi i pantaloni. Fortuna che ero tutto bello glabro!
Fece un affermazione sulle mie belle fossette di venere. Penso sia stato il primo uomo a farmele notare.

Passarono circa 10 minuti e entrarono nella stanza 3 cameraman, 2 truccatrici e una ragazza, con un top scollatissimo colorato con la scritta “BITCH”, una gonna nera molto mini e tacchi vertiginosi che lasciavano il suo culetto in sospensione. Italianissima con l’accento molto bergamasco. Non mi è dato sapere da dove venisse, quanti anni avesse e soprattutto come si chiamasse.
La situazione era molto calda. Ed eccitante.

Ciak… cominciano le riprese.
Io e lei, tutti e 2 con la maschera a farci domande. Come in ogni porno che si rispetti, comincia lei…
Guardando verso la telecamera, comincia piano piano a scendere verso la mia patta e a slacciarla. Ricordo ancora l’imbarazzo e al solo pensiero mi vengono i brividi!

Mi abbassa le mutande e comincia a passare sempre più vicino a quel gioco che, molti sanno, per me è molto noioso, e a stento riuscivo a tenere vivo, soprattutto davanti a 3 persone.
La sua lingua era molto eccitante, la sentivo scorrere su di me. Le sue mani erano esperte, molto. E questo era molto molto di più di quello che immaginavo.
La sua bocca sale e comincia a giocare sul mio collo e le sue mani erano sempre li, a cercare di tenere alta “la concentrazione”. Preso dal momento cominciai a divertirmi anche io, mi alzai dal letto, tirai su anche lei e la misi con il suo culetto in vista della telecamera, a pecora, in modo che chi rivedrà quel video, possa vedere ciò che ho visto io quella volta.
Le tirai su la gonna e vidi un culetto sodo, pronto da schiaffeggiare…
Cominciai a baciarlo, mordicchiarlo e vedevo di tanto in tanto i suoi occhi guardare il muro come se fosse una cosa normale, finta, ma normale! D’altronde il porno era il suo mondo!
Le tiro giù le mutandine, le faccio scorrere sulle sue gambe e sbirciavo di tanto in tanto il suo viso… era pronta…
La giro verso il letto e la butto giù, prendo le sue gambe e le apro, al mio cospetto. Mi inginocchio, per terra e piano piano comincio a leccare il suo piacere… Sentivo che qualcosa stava cambiando e il suo viso diventava rosso.
Dando uno sguardo al regista vedo che parlando con il cameraman, era molto soddisfatto. Ed io lo ero ancora di più. Le mie mani erano il mio punto forte e lo sapevo!
Cominciai a toccarla piano, sul suo clitoride e cercava di trattenere il piacere, a stento.
Mi misi nella mia classica posizione, al suo fianco sinistro, in ginocchio, pronto a darle piacere. Le tirai su le gambe sul letto e la telecamera riprendeva le mie dita e il suo piacere caldo.
La mia bocca era sui suoi capezzoli, turgidi e morbidi. Mi faceva impazzire pensare di averla tra le dita. Piacevole.
Lei cercava il mio piacere con le mani e tentava invano di portarlo nella sua bocca… era eccitante vedere che più tentava e meno riusciva nell’impresa.
La mia mano sinistra, spostava la sua faccia e si appoggiò sulla sua bocca e lei cominciò a leccarmi le dita come se fosse qualcosa di più. La guardavo attraverso quella maschera, i suoi occhi erano carichi, pieni di sesso.
Le chiusi la bocca e feci scivolare le mie dita dentro sentendola spesso chiudersi di piacere. I suoi occhi parlavano, erano infuocati e pieni di sè.
Mi toccò la spalla il regista e mi chiesi di cominciare a far qualcosa di più. Stopparono le riprese, lei mi chiese di essere meno incisivo in quanto doveva partecipare alla situazione con più consapevolezza. Tirai fuori le dita ed erano un lago, di piacere, che ricordo ancora oggi come una bella sensazione.
Il regista esordì con un: “Simone, adesso mi raccomando, non meno di mezz’ora altrimenti mi deludi! 5 Minuti inziamo!”

Quei 5 minuti infiniti, trasformati in carica.
Via, si parte! Io in piedi e lei in ginocchio davanti a me, e mi faceva sparire il piacere dentro la sua bocca. Ed io cercavo, invano di fingere. 2 minuti. Le tocco i capelli, li afferro, la porto su davanti al mio viso, la prendo per il collo e la giro a pecora e le spingo la schiena verso il basso e piano piano entro. Avevo il suo corpo e il suo tatuaggio (il drago dietro la spalla sx di colore azzurro) che quasi sembrava mi sfidassero. Ed io spingevo, sempre più forte.

Lei si girava a cercare i miei occhi e con il suo savoir-faire mi invogliava sempre di più a spingere.

Le presi i capelli e la portai verso di me, per una pecora molto alta, talmente alta che avevo le sue spalle a contatto con la mia pelle del petto e la mia mano sx provocava piacere su quel grilletto caldo.
Era divertente ed eccitante sentire il suo corpo muoversi e a sua volta sbattere nell’aria e sul mio corpo. Le sue mani cercavano un appiglio invano. Era tutto così superbamente eccitante.

Uscii, la spinsi sul letto e lei sembrava incuriosita dal mio “prendere le redini”, così girai intorno al letto e appoggiandomi al letto, la trascinai sotto di me e le misi le mie gioie nella sua bocca, mentre protraendomi verso di lei ed utilizzando le mie mani sul suo clitoride e alla ricerca del suo punto G, la sentivo muovere e perdere ritmo su di me.

Questo gioco durò 4 ore, ininterrotte, di posizioni, uniche.
Lei fece un gesto al regista e disse: “STOP!”
Si allontanò con un cameraman e il produttore mi disse: “Simone, io ti do ancora mezz’ora, dopodichè sei fuori! Non possiamo stare 7-8 ore per un film! Non posso fare una pellicola solo per te!”
Io annuii e mi concentrai.

Lei tornò nella stanza, sembrava avesse fatto una maratona, cotta dal momento e da tutto quello che avevamo appena finito di fare.

Ricominciammo, durò 25 minuti, poi la presi per i capelli, la misi in ginocchio ed esplosi nella sua bocca davanti a 3 telecamere…

Quella pellicola non l’ho mai vista. So solo che è stato un bellissimo momento da poter condividere… tipo… qui?!

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La più veloce Delle sessioni

Chi mi conosce sa bene che io alle sessioni, preferisco di gran lunga le relazioni. Durature, coinvolgenti e piene di dominazioni fatte per coinvolgere anche la mente più chiusa o perversa.
Ma una volta, preso dalla situazione, dedicai e focalizzai la mia attenzione sulla mia sub. Ed è quello che feci!
Mi trovò su un sito di incontri inglese, al quale ricordo di aver creato l’accesso qualche mese prima ma di aver acceduto solo 1 volta. Su quel profilo non avevo altro che una bandiera dell’Italia e una foto con me, in mutande.
La ragazza era di Milano, una 24enne molto carina, occhi azzurri e capelli castani, originaria di Lecce. Aveva questo accento milanese misto leccese molto fastidioso ma sapeva bene il significato di BDSM e sapeva come far eccitare qualsiasi uomo sulla faccia della terra.
Così ci siamo dati appuntamento a Milano, piazza Duomo, patria del “bacio appassionato sotto la Madonnina”.
Aperitivo offerto da lei in Terrazza Campari e poi, via, all’Hotel Visconti dove lei era cliente fissa.
Finito l’imbarazzo iniziale del “vado prima io in bagno”, comincia il corteggiamento.
Ricordo di essere uscito di casa quella volta, con un paio di Jeans scuri, una camicia bianca ed un maglioncino leggero, grigio, ma come si può ben immaginare, erano rimasti solo i pantaloni e la mia amatissima cintura nera di pelle.
Lei aveva un abito grigio, a maniche lunghe, con righe oblique che lasciavano intravedere molto le sue curve.
Cominciai a giocare con la sua mente, passandole la lingua sul collo, andando alla ricerca di brividi, che sentivo sotto le mie dita. I miei denti mordevano e lenivo subito dopo con un bacio, caldo, bagnato e pieno di voglia…
Io mi misi in ginocchio sul letto, la invitai a mettersi davanti a me, nella stessa posizione ma dandomi le spalle.
Allungai una mano, afferrai la mia corda di velluto e le portai dietro la schiena i polsi. C’era una luce soffusa che lasciava intravedere però che la sua posizione era una situazione già vissuta da un passato non tanto distante, per lei. Così, le cominciai a legare i polsi, con un certo rigore e precisione, stretti, tanto stretti.
Mi allontano di qualche centimetro e la guardo, lei cerca con i suoi occhi il mio corpo e vedo il suo profilo, bello, con gli occhi di chi non aspetta altro che sentirsi dominata, presa, rapita.
Presi la mia frusta, acquistata in un sexy shop della zona, di pelle nera, con una impugnatura molto eccitante al solo tatto e con frange lunghe, spesse.
Comincio con il colpire, forte, la sua parte destra, di quel culetto sodo. Lei non fa una piega, anzi, mi fa capire di essere un po’ più cattivo.
Così colpisco, il secondo colpo è più forte del primo e dal piacere si piega in avanti, come in una bellissima pecorina, con il viso affondato nel lenzuolo. Ed io, con lo sguardo soddisfatto, mi avvicino al suo orecchio e sussurro: “Devo continuare?” e lei rispose bisbigliando e annuendo: “Sì!”. Mi allontanai dal suo orecchio, la presi per i capelli e le dissi guardandola negli occhi: “Non ho sentito! Devo continuare?” e lei rispose a gran voce con tono convinto ed aria di sfida: “Sì, signore!”. Tenendole stretti i capelli nella mia mano, la colpii ancora una volta guardandola negli occhi e lei chiuse gli occhi in segno di piacere e si mordicchiò le labbra. Preso dal momento, la colpii altre 3/4 volte…

Sentivo il suo battito cardiaco farsi sempre più forte e il suo respiro diventare affannoso.

Le slegai i polsi, il tempo stava per terminare. Ma la alzai, la misi in piedi, la girai con la mani verso il muro sopra la sua testa, e vedendo il suo bellissimo culetto sodo che mi chiedeva piacere, cominciai a slacciare la cintura e misi una mano sul suo piacere. Era bellissimo sentirla gemere ad ogni tocco.
Tirai via la cintura da ogni asola dei miei pantaloni, mi spostai di fianco a lei e le dissi: “NON MI IMPORTA QUANTO TEMPO ABBIAMO O QUANTO PIACERE IO NON TI ABBIA DATO, TU DA OGGI MI CHIAMERAI “SIR”” e con un colpo ben assestato la colpii su tutta la larghezza di quel culetto, a dir poco eccitante. I segni rossi si fecero vivi ed io non potevo smettere lì.
Continuai a colpirla, con le mani tra i suoi capelli e di tanto in tanto andavo a lenire i solchi fatti dai colpi, con le mie labbra e la mia lingua, fino a lì, piacere verbale.

Ad un certo punto squillò il cellulare, il tempo era finito…. per lei…
MA NON PER ME…
“Pronto! Sì ciao!” e le mie mani si intrufolavano nel suo piacere come in un gioco senza fine…
“Sì arrivo!” e la mia frusta segnava il tempo di un gioco che doveva finire…
“Ok ci sono, a dopo!” e le presi il telefono, glielo scaraventai sul letto, la rigirai come in origine, con le mani al muro. Con la mia mano sinistra le chiusi la bocca e con la destra le mie dita creavano piacere, sempre più veloce, sempre più…MIA…
La sentivo tremare sotto i miei movimenti, fino a quando non si mise ad urlare e raggiunse l’orgasmo. Intenso, molto intenso…
Ci lasciammo con la promessa di rivederci prima o poi. Chissà…

Una cosa però l’ha capita, mai e poi mai rispondere al telefono in mia presenza, potrebbe diventare pericoloso da gestire…

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La sub perfetta…

Ci sono molte cose di cui sono follemente sicuro. Esiste e l’ho conosciuta.
Non credo che nel mio mondo ci siano stereotipi ma credo che sia la relazione perfetta tra persona e dominazione a fare di questo mondo, il soggetto perfetto.
Sicuramente, e ne sono pienamente convinto, la sub perfetta non è magra anzi, è una curvy con molti tornanti su cui poggiare le proprie mani.
Ha gli occhi azzurri o verdi, da levare il fiato, pronti a donare piacere ad ogni colpo. La regola degli occhi abbassati è una cavolata con me. Non posso evitare di farmi guardare. Mi solleva l’ego.
Ha Delle belle mani, da guardare vicine, tenute insieme da una corda e pronte a sfiorarti il corpo per farle sentire che ci sei, che sei pronto a prendere il meglio.
E cosa fondamentale, capelli colorati. Deve averli! Pronti da tirare, da guardare, da osservare… È un connubio perfetto tra il guardare ed il farsi guardare.
Beh, la parte fondamentale deve scorcere fuori dalle mutande abbassate verso il pavimento, deve essere sodo, morbido.
Deve saper prendere colpi e fare suoni unici nel suo genere. Quel suono che ricordi ogni volta che ti parlano di BDSM o bondage. Non esiste un suono simile in natura. E ne sono convinto.
Tendenzialmente non guardo un culo per strada, non fa per me. Ma lo osservo e lo utilizzo quando c’è da poter giocare.

“I tacchi alti mettono il sedere su un piedistallo, che è il suo posto” – Veronica Webb

Ma torniamo a lei.
Deve essere rispettosa, ma con quei capelli non può fare altro che essere ribelle, pronta a sfidarti, mettersi al centro dell’attenzione e divertirsi sul tuo essere sadico.

Si, credo di sapere chi è la sub perfetta.
Spero di non perderla per strada, la vita è piena di insidie no?!

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Le chiamate mattutine…

Ho sempre odiato le chiamate. Ultimamente sono cambiato molto sotto questo punto di vista. Preferisco sempre, come allora, guardare una persona negli occhi, farla immaginare, farle sentire la mia presenza, magari davanti ad un caffè o ad un buon aperitivo.
L’alcol porta consigli, strani, ma pur sempre consigli.

Ma questa non è una storia dell’alcol, ma una storia lunga, perchè durò molto tempo.

“Ho bisogno di sentirti tutte le mattine, prima che vada a lavorare”

Così, tutte le mattine, come un orologio svizzero, alle 7:01 dal lunedì al venerdì, usciva di casa e mi chiamava. Stavamo per mezz’ora al telefono e la sentivo spesso ansimare.
La sua voce, soave, era rilassante. Ma lei mi raccontava le sue cose e “si tocca l’America”, come un giocattolo, come un piacere da condividere con un perfetto estraneo, distante 500km.
Eppure a me faceva molto piacere, perchè nonostante tutto, la mia situazione casalinga non era nella direzione giusta ed ogni attenzione in più, era solo stimolo.
La conobbi su una chat IRC, non la vidi mai, se non in foto. Nonostante tutto era intrigante.
Sono passati molti mesi, troppi. Ma la sua voce non la dimentico facilmente.

Chissà che fine ha fatto. Se mi segue, se si nasconde tra quelle persone che mi stalkerano.
Io ci riprovo…
Chiamami! Magari domani alle 7:01!

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I napoletani (pt.1)

Tra le tante esperienze, ricordo con più piacere una situazione intrigante.
La mia indole dominante, a volte, mi ha fatto conoscere persone che non avrei mai avuto modo di conoscere nella vita reale.
Ricordo sicuramente una Delle mie esperienze con una coppia di ragazzi.
Li conobbi su una chat di incontri, tutti e due napoletani, tutti e 2 palestrati, uno con gli occhi azzurri e con gli occhi castani. Nella vita fanno i fashion blogger e lavorano (ovviamente) nella moda dove possono esprimersi al meglio.
Era una sera d’estate, parliamo del 2015, io ero un venditore d’auto molto esigente e la mia sessualità era al dir poco scadente con la mia ex fidanzata.
Caffettino al solito bar della movida novarese, accordiamo il da farsi e si parte. Io con la mia auto e loro con la loro. Li seguo.
Ricordo che per tutto il tragitto ero preso da mille pensieri, perché sapevo di fare qualcosa un po’ più sopra Delle righe, e volevo farlo BENE!
Ci troviamo sotto casa loro, scendo dall’auto e saliamo in ascensore. Ricordo solo di essere stato con il viso rivolto verso l’apertura della porta e loro, girati verso di me continuavano a scrutare dallo specchio, il mio culetto sodo che spuntava dai miei pantaloni attillati. La mia presenza sentivo fosse molto ben voluta dai loro corpi in quanto il testosterone vagava nell’aria di quell’ascensore, ormai diventato saturo di profumazione maschile.
Così, si aprì l’ascensore al piano, entrammo in casa e mi lasciarono da solo in soggiorno, ad osservare le loro foto in bianco e nero, di una coppia felice. Di quella stanza ricordo la morbidezza del divano ed il profumo che vagava. Era rilassante.
Così, arrivarono in soggiorno, ci sedemmo al tavolo e sorseggiando una birra mi spiegarono cosa facevano nella loro intimità.
Il loro gioco preferito era quello di leccarsi, ovunque! Loro si definivano “feticisti” e si gongolavano della loro attenzione spudorata verso i piedi.
Così, finendo l’ultima goccia di birra, ci dirigemmo in camera da letto e ricordo che guardando verso i piedi del letto, volutamente, c’erano dei ganci tipici della dominazione.
Io trovai la poltrona, mi misi comodo e ordinai loro di farmi vedere cosa avessero saputo fare di così eccitante ed intrigante tra di loro…

(continua)

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Se si potesse

Viviamo in un epoca di pregiudizi, fatta di falsi miti e tanto taboo. Siamo nel 2018 e ancora dobbiamo essere additati per quello che siamo o non siamo.

Quando iniziai, molti mi guardarono dalla testa ai piedi, pensando che io fossi un folle, uno che nella vita sessuale sia un mezzo pazzo, uno con l’erezione a stento e con l’arrivo precoce. Grazie a quelli oggi sono quello che volevo e vorro’ essere.

Però sarebbe opportuno che ognuno pensasse alla propria sessualità con leggerezza, come andare a fare la spesa e comprare quella torta, che sai che la mangerai assaporando il piacere di aver comprato qualcosa di speciale che ti riempirà lo stomaco ed i fianchi.

Il mio guru di comunicazione diceva: “La gente compra con la pancia e motiva con la testa”

Ecco qual’è l’errore sessuale o in generale più grosso che l’essere umano compie. Non esiste nulla di così selettivo e noioso come il nostro cervello, che si mette tra noi e il nostro piacere.

Quindi, Se si potesse nel 2019, cerchiamo di aprirci un po’ di più alla nostra sessualità e godiamoci di più il sesso senza fare i finti perbenisti!

“Oh orgasmo! Tu sei un raggio della divinità! O piuttosto non sei la divinità stessa?” (Jean-Charles Gervaise de Latouche)

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