Il gioco della bottiglia


Come in ogni gruppo di ragazzi che si rispetti, anche io ho giocato al “Gioco della bottiglia”, quello dove, tutti in cerchio con una bottiglia in mezzo da far roteare sul lato, a seconda di dove si ferma, devi fare “cose” con altre persone.

E fino a qui niente di strano, peccato che mi aveva infilato in questo genere di gioco, la signora che mi fece conoscere questo mondo di perdizione.
Era una sera di marzo, la ricordo bene perchè mancavano 2 settimane alla pasqua e mi invitò a casa sua.
“Questa sera ho delle amiche che vorrebbero conoscerti, non farmi fare brutte figure e porta un amico”.

Chiamai il mio “socio”, un ragazzone di 1 metro e 90, occhi azzurri e capelli rossi di nome Edoardo. Lui con malavoglia, sapendo che sarebbero state tutte donne oltre la cinquantina d’anni d’età, accettò.
Ci trovammo al Parco delle Betulle, scese dalla sua macchina e salì sulla mia. Mi disse: “Ma roba fresca no?!” Io mi misi a ridere e misi in moto l’auto, destinazione “Gioco”.

Arrivammo sotto casa della “sciura”, suonai e non rispose nessuno. Dopo 3/4 tentativi mi chiamò e mi disse: “Ora ti apro e sali al 2 anzichè al 3 piano! Siamo dalla vicina!”
Io guardai in faccia Edoardo e sfregai le mani, anche perchè la vicina l’avevo già vista in un’altra occasione e l’idea di poterla avere in lingerie, ancora una volta, non era niente male!

Salimmo al piano, suonammo al campanello e ci aprì un uomo, trascurato di circa 60 anni e ci disse: “Andate in sala, vi stanno già aspettando”. Seguimmo il corridoio e arrivati davanti alla porta del soggiorno, toccai la maniglia, sospirone, ed entrai.

“ECCOLO IL NOSTRO DOM! UUUH MA CHE AMICHETTO!”, e ci presero le giacche.

Erano 7 donzelle, tutte dai 45 ai 60 suonati ma portati egregiamente bene.
Per semplificare e rendere l’idea di come erano, 4 scure (2 occhi azzurri) e 3 bionde (1 occhi verde/azzurro) con un corpicino niente male.

Ci fecero accomodare sul divano, vinello rosso di rito e via a parlare del gioco.

Per tutta sera non dovevamo fare altro che fare il “Gioco Della Bottiglia” con l’unica differenza che si faceva a step ed alternandoci io e il mio socio.

Insomma, le 7 perpetue in cerchio, sedute e noi ad attendere il nostro turno seduti sul divano.

La ruota gira e cade sulla padrona di casa e… toccava a me…

Si partiva con un massaggio, quindi, dietro alla sorteggiata e massaggio fino al nuovo giro!
Il secondo giro era una limonata, molto molto calda. Ma non con le altre, perchè il bello di questo gioco è che chi veniva sorteggiata, si beccava tutti gli step.

Ma voglio spiegarlo con molta calma.

Il terzo giro, era una leccata di capezzolo…. e già la scena di scaldava, quando metà erano già in reggiseno ed una delle rimaste doveva ancora beccarsi un massaggio.
Quarto giro, palpata di seno e toccata al clitoride.
Quinto giro, inserimento delle dita.
Sesto giro, spanking.
Settimo giro, bondage e spanking.
Ottavo giro, bondage / spanking / rogue.

Ecco, fermiamoci all’8° che di per sè ha già molto da dire.
Erano legate, già percosse e l’aggiunta di rogue creava nell’aria un effetto di magia.
Mi ricordo la bionda, un bel figurino, la presi per i capelli, la misi in ginocchio, faccia a terra e schiaffeggiandola sul suo bel culetto atletico, le facevo strisciare le ginocchia per farla venire verso di me. Molto eccitante vederla soffrire sotto i colpi delle mie mani e il suo piacere lasciare strisciate a terra.

Nono giro, bondage e torture.
Ormai le corde erano già piazzate e vedere i loro capezzoli stringersi tra le mollette del bucato, tutte collegate ad una sola corda, in bocca ad un’altra signorotta, che si alzava dalla sua posizione e tirava strappando le mollette. Per poi fare la stessa cosa sulle labbra della sua fighettina, ormai talmente bagnata da non fare più presa.

Decimo giro, bondage e sensation play.
Legate e bendate, con i mano un bicchiere stile flute vuoto, dietro la schiena. Piume, ghiaccio, frutta fredda e candele. Ed il piacere che scorre sulle cosce verso il pavimento.

Undicesimo giro, bondage roleplay / harem.
La prescelta doveva scegliere 2 o più “amiche” e fare la slave per tutte. La cosa più eccitante è vedere la sua bocca piena di piacere femminile e vederla godere mentre la mia frusta colpiva forte sul suo corpo inerme.

Dodicesimo giro, bondage hard pleasure.
Legata al divano, vibratori e colpi di frusta per mezz’ora, a piacere ininterrotto.

Tredicesimo giro, Venerate e thank.
In ginocchio, ringraziando il proprio dom, vibratore ad ovetto e slegatura.

Insomma, dopo ore ed ore di divertimento, sono qui a raccontarlo.
E’ stata una bella esperienza, molto bella.

Volevo fare un ringraziamento a B. per il suo aiuto per ricostruire questa serata “hot”. Grazie davvero. 🙂

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Chi di frusta…ferisce!


Ricordo quando mi chiamò in piena notte. Il telefono vibrava ed io, nel letto con la mia ex fidanzata, mi alzai di corsa per rispondere, lontano dalle sue orecchie e dal suo sonno poco profondo. Corsi in cucina, chiusi la porta e risposi: “PRONTO, MA TI PARE IL CASO A QUEST’ORA?”
Era lei, in lacrime, poche parole e tanti striduli ansimi: “Abbiamo provato, avevi ragione, lui è come tutti gli altri”.

Racconto in breve. Lei, donna 40enne, ex sub del mio mondo, decide di staccarsi da me e si innamora di un uomo, DOM, 60 enne, molto passionale e deciso, mentale e molto carnale.

“Spiegami tutto, cos’è successo e cosa avete fatto!” e lei raccontò di questa “sessione” violenta, data dal momento e dalla sua continua foga nel farle raggiungere la safe-word.

Decisi di vestirmi e di raggiungerla, il mattino seguente, prima di andare a lavoro.
La raggiunsi con il furgone della ditta, in centro, e la portai nelle campagne del novarese, la spogliai e vidi che era piena di lividi. Insomma, più che una sessione era una vera e propria tortura!
Presi in mano il telefono e lo contattai, proprio per capire il perchè di quel gesto, ignobile e senza senso e lui con voce chiara mi disse: “TU FATTI I CA**I TUOI!”. Preso dal nervoso, chiusi il telefono, feci un account falso su facebook e lo contattai per giorni e giorni.

Una settimana dopo circa, lo incontrai, era sconfortato dal fatto di trovare me e non una ragazza e lo convinsi a vederci insieme, io lui e la signora in questione.

Ci trovammo al Motel Piranha, lui sapeva che io ero li per “visionare la situazione”, peccato che avevo tutto il mio bellissimo arsenale.
Durante una conversazione con lui, mi disse che gli sarebbe piaciuto tantissimo essere dominato da una coppia, e sentirsi UNICO. Io non ho fatto altro che accontentare le sue fantasie più estreme.

Entrammo in camera, soliti convenevoli del “vado io in bagno o tu”, mentre lei va in bagno, noi ci accingiamo a parlare a bordo della vasca idromassaggio interrata. Tra un “perchè l’hai fatto e perchè sei venuto”, decidiamo di fare a gara a chi ce l’aveva più grosso mostrando la propria dote con le idee bdsm. Io avevo solo 26 anni, lui ne aveva più di 60, ma la differenza di esperienza e qualità di esso, si sentiva!

Lei uscì dal bagno, con il suo completino rosso e mi porse i suoi polsi, in ginocchio. Lui indispettito mi chiese di allontanarmi ed io, lo feci. Mi misi su una poltrona in vimini, non tanto distante da loro ed osservavo. Lei di tanto in tanto mi guardava mentre lui, con la sua frusta, colpiva il culetto di lei, provocando dolore ed inutile “gioco”.

Così, lei, durante una pecora aggressiva, decide di spezzare il momento dicendo: “MA, VISTO CHE CI SIAMO QUI NOI, PERCHE’ NON TI FAI DOMINARE?”, lui con il rospo in gola rispose: VOI?
Io mi alzai e dissi: “Beh, ovvio, non sto di certo qua a guardare un vecchio che scopa una ragazza…”. Lui annuì.

Andai verso la mia borsa e tirai fuori la mia frusta nera, in ecopelle. Il profumo di quella pelle appena lavata e trattata era inconfondibile.
Lei si fece slegare e legò i polsi di lui dietro la schiena e lo mise a pecora, a faccia in giù toccando il copriletto e le sue mani toccavano le spalle mentre la testa di lui stava tra le gambe di lei. Io mi avvicinai e cominciai in primis a limonare lei, facendo sentire a lui quanto il mio piacere era lei e non il suo culetto peloso.

Mi spostai di circa un metro e cominciai a sferrare colpi, sulla sua chiappa destra ed urlava, un po’ di piacere ed un po’ di dolore. La sua voce era talmente alta che rintronava nella stanza. Lei e la sua faccia compiaciuta, erano un contorno eccitante di tutto il contesto.

Lo alzai, lei lo svestì, nudo. Presi dalla mia sacca la gabbietta di ferro per il pene e lei glielo appose, come fosse un preservativo.
Sempre con le mani legate, lo misi in mezzo alla stanza, in piedi, mentre accesi la vasca ad idromassaggio con l’acqua fredda.

Obbligai lei a mettersi in ginocchio davanti a lui e cominciare ad eccitare la sua parte fetish, cominciando a leccargli i polpacci per poi salire verso il suo culetto. Ad ogni leccata, io sferravo colpi e vedevo il suo giocattolo stringersi in quella morsa che gli impediva di gonfiarsi. Era in preda al panico, gocciolava sudore e piacere da ogni poro.

Lei decise allora, stando ai miei ordini, di passare la sua lingua attraverso le inferriate della gabbia e la sofferenza del porco, continuava ad aumentare mentre quel giocattolo bagnato che usciva dalla bocca di lei, cercava di leccare… e la mia frusta colpire, di continuo.

Lei si alzò, mi rubò la frusta dalle mani e cominciò a frustarlo sui capezzoli mentre io mi infilai i guanti in lattice.

La faccia di lui era epica, ma piena di voglia di sperimentare.

Le frustate si facevano sempre più forti e le mie mani picchiavano con forza il suo culetto ormai martoriato dai colpi di frusta.

Così, preso dal momento, mi spostai davanti a loro, li obbligai a guardarmi e slacciai con molta calma la cintura, la piegai a metà, andai da lei, la alzai, le tirai via la frusta, la misi di fianco a lui alla sinistra, mi misi dietro e cominciai a cinghiarli. Lei massaggiava il porco sempre lì, tra le inferriate di quella morsa infernale e di tanto in tanto lo baciava e gli chiedeva se andava tutto bene.

Lo bendai, le mani di lei lo tenevano stretto alla vita e lo buttammo legato nella vasca idromassaggio, gelida e con il motore acceso. Urlò fortissimo ma non poteva fare altro…IL PORCO.

Lo tirammo fuori, ancora bendato e asciugandogli il culetto, continuai a cinghiarlo finchè non urlò: CIOCCOFRUTTA (la safe-word di lei) che mi fece ridere e capitombolare a terra divertito!

Lo sbendai, lo slegai e guardandolo negli occhi gli dissi: CHI DI FRUSTA FERISCE, DI CINGHIA PERISCE!

E andai via.
Lei, non l’ho più risentita, chissà che fine ha fatto.

Spero per lei non abbia trovato un altro porco. 🙂

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Il nuovo gioco…

Ho già parlato prima di questo argomento, ora è giusto dargli un seguito. La signora che mi fece diventare giocatore attivo, in questo mondo, in fin dei conti, non fece altro che farmi conoscere fino in fondo dove mi avrebbe portato questo UNIVERSO!

Mi telefonò alle 18:00, stavo lavorando. Mi disse: “Devo farti conoscere delle amiche che probabilmente faranno di te il piacere in persona”. Ero eccitato all’idea di poter essere il centro delle attenzioni di anche solo due donne più grandi di me. Sapevo non ci sarebbe stato sesso, ma già solo l’idea, dopo svariati colpi dati a lei, non poteva che rendermi eccitatissimo!

Così, alle 8:30, la raggiunsi nel suo appartamento. Mi diede tre baci, mi sfilò il giubbotto e mi fece accomodare al tavolo già apparecchiato. Spense la luce, accese una candela e mi disse: “Ho bisogno che ti rilassi, tra poco dovrai faticare”. Aveva cucinato uno squisito piatto di pasta con le vongole, seguito da un bel bicchiere di quel vino bianco acquistato insieme in un’enoteca storica della mia città la settimana precedente. Per concludere: un piatto di cozze e il dessert. La cena fu, di per sè, ad alta carica erotica. La ricordo fasciata in un abito nero, molto attillato. I capelli rossi, non naturali, sciolti e ondeggianti sulle spalle; ai piedi un paio di scarpe col tacco rosso fuoco e, in volto, il suo sorriso…La situazione era rovente! Giunto il momento del caffè, me lo servì direttamente a tavola accompagnato da un bicchierino ghiacciato di limoncello.

Ad un tratto suonò il citofono. “Chi è? E’ già qui, salite!”. Mi apprestai a terminare quel che rimaneva dell’ammazza-caffè, ma con una mano mi fermò dicendomi: “Fermo lì, aspetta un secondo”. Salirono al piano quattro donne di mezza età; due molto ben tenute, le altre due portavano, invece, qualche segno del tempo ma, c’è poco da dire, la mia mente era già partita!

Una delle quattro donne si avvicinò a me, mi prese il bicchierino e si avvicinò alla mia bocca sussurrando “Questo sarà il tuo piacere stasera, più tardi toccherà a noi”. Con un colpo della mano, mi fece bere tutto d’un fiato quel limoncello gelido che, nell’arco di qualche istante, divenne bollente!

Mi alzai, le guardai e mi presentai. La mia età le sconvolse ma la padrona di casa, nei giorni precedenti, si era premurata di farmi un’ottima pubblicità. Da come mi aveva descritto, ero il Piacere in carne ed ossa. Si spogliarono davanti a me, tolsero giacche e pellicce e si sedettero sul divano. Tutte indossavano gonna, calze a rete e una manicure impeccabile. Tre di loro portavano anche un bel paio di occhi chiari.

La mia sub era accanto a me. Mi porse frusta e collare, si mise in ginocchio e mi pregò di agganciarglielo. Non avevo il diritto di negarle il piacere di sentirsi mia, nonostante quel nuovo gioco che mi stavo apprestando ad iniziare. La presi per i capelli e la tirai in piedi. La sua espressione era di sfida, ed era proprio lì che volevo portarla. Mentre le altre assistevano allo spettacolo, feci appoggiare le mani della mia sub al muro e, con molta violenza, inizia a far cadere i miei colpi sul suo culetto. Nel frattempo osservavo le signorotte parlottare e godere del momento. Così mi tolsi la camicia, girai la sub, la rimisi in ginocchio e mi feci toccare…le sue mani tremavano dal piacere e il suo viso mi chiedeva sempre più colpi.

La presi e la portai all’angolo opposto della camera facendola muovere a quattro zampe; le sue ginocchia strusciavano sul pavimento. Mi allontanai e mi fece raggiungere, sempre gattonando, mentre i suoi occhi mi guardavano. Mi misi in ginocchio davanti a lei e poggiai la sua bocca sul mio corpo, sui miei capezzoli. Cominciai a colpirla, forte. Sentivo il suo piacere correre lungo la sua pelle, ormai un brivido continuo. Le presi i polsi e li legai. La portai al termosifone. La legai lì: volevo che si godesse lo spettacolo. Le legai le caviglie in modo che le sue gambe fossero sempre aperte e pronte al mio piacere.

Mi avvicinai alla Bionda, la presi, la misi a pecorina sul divano. Cominciai a sculacciarla mentre le sue amiche attendevano il loro turno. Inizia con la mano destra e poi passai alla sinistra. A quel punto l’idea. Le misi tutte a pecora e cominciai a divertirmi con la frusta. Ad ogni colpo mi sentivo ripetere “Grazie DOM”. Non facevano altro che caricare il mio ego. Le tirai in piedi e presi il paddle, rosso, con incisa la scritta “I AM YOU DOM”, e cominciai a colpirle, una dopo l’altra, fino a quando la scritta non comparve, nitida, sulle loro chiappe chiare. Loro continuavano a ringraziarmi ad ogni colpo.

Decisi allora di farle mettere a terra, tutte in ginocchio, a pecore, con il culetto verso di me. Tirai fuori la corda di canapa: 80m di puro piacere. Lei i polsi uno a uno, e, sempre con la stessa corda, legai anche le caviglia, in modo da immobilizzarle. Presi, di nuovo, in mano la frusta e cominciai nuovamente a colpire. Una delle quattro, tra un urlo e l’altro, mi implorò di potersi toccare. Mi feci implorare a tal punto che la colpii talmente forte da non sentire il suono della sua voce. La slegai. Il suo piacere colava sul pavimento. La mia sub osservava con molto piacere il mostro che aveva creato.

Con la stessa frusta mi avvicinai alla mia sub. Con fare indifferente iniziai a picchiettare la frusta sul suo piacere. Ad ogni colpo gradiva…e ringraziava. Slegai tutte le donne e presi la Buonda. Le altre tre le obbligai a toccarsi a vicenda. Volevo vedere le loro mani scorrere sui loro corpi. Tirai su la Bionda, la presi per i polsi che le fissai dietro la schiena facendo passare la corda attorno alle spalle. Andai vicino alla porta. La aprii e legai la donna lì, in piedi, contro la porta stessa. Mi guardava con aria soddisfatta. Presi la frusta e la colpii sulle gambe lasciandole i primi segni. Continuai fino a che vidi due delle donne iniziare a baciarsi tra loro. Mi fermai ad osservarle.

Eravamo tutti incuriositi da quel momento “spontaneo”. Ma la situazione, da un momento all’altro, mi sarebbe sfuggita di mano. Così le separai, presi la Mora e la legai sopra al tavolino in cristallo del salotto, supina, a ripercorrere le forme della superficie, legata mani e piedi alle gambe del tavolino stesso. L’altra la feci invece sdraiare per terra, i polsi dietro la schiena, le braccia legate. L’occhiello di chiusura della corda nella sua bocca, così da obbligarla a tenere la testa leggermente riversa indietro. Presi la corda di cotone e le feci la mummificazione delle gambe. Il fatto di non potersi muovere creava in lei solo ed esclusivamente piacere.

Mancava  all’appello solo la donna “precoce”. Mi inventai di legarla alla gamba del tavolo, seduta, con le braccia in alto. Fissato in vita, un vibratore a microfono con la testa che poggiava sul suo clitoride ormai martoriato.

AVEVO IL PIENO CONTROLLO SU TUTTE. Niente poteva andare storto no?!

Recuperai la mia fidata frusta e cominciai, a turno, a colpirle tutte, infierendo sui loro corpi segnati dalle corde. Slegai la mia sub e la misi, nuda, sul divano a gambe divaricate. Mi spostai davanti a lei e iniziai ad accarezzarle i capelli mentre, con una mano, le feci avvicinare il viso ai miei pantaloni, facendole sentire il mio piacere attraverso il tessuto. Tentò, invano, di allungare una mano. Prese una frustata e capì che era zona off-limits. Continuai a dominarla. Sapevo che era il momento giusto per il mio trofeo…

Mi misi al centro della stanza e, mentre tutte mi guardavano, sfilai lentamente la cintura. La piegai a metà, feci mettere la mia sub a pecora e sferrai il primo colpo, secco, direttamente sul suo culetto. Lei mi ringraziò nuovamente. Slegai la signora legata alla porta, la misi a pecora sul divano e ripetei il tutto. Feci così con tutte. Ne avevo cinque davanti a me e la mia cintura suonava come non mai prima di allora. Era davvero troppo eccitante!

Ad ogni colpo infranto, i loro corpi diventavano sempre più rossi, nonostante chiedessero sempre di più…molto di più. Presi la signora che mi chiede, in precedenza, di toccarsi. La feci mettere in terra, a pecora. La sua mano sinistra toccava e stimolava il suo piacere. Io, mentre le altre ci osservavano, ripresi la cintura e colpii con veemenza le sue natiche, così da lasciare segni profondi che al tatto sembrassero delle cicatrici. Le lasciai molti lividi, ma mi ringraziò per ogni colpo ricevuto e per i suoi orgasmi.

Guarda tutte negli occhi e chiedi: “CONTINUIAMO?”. La mia sub guardò l’orologio e rispose: “Sono le 4! Domani lavoro”. La serata era passata molto velocemente. Giusto il tempo per rivestirmi e per un ultimo piccolo spettacolo da parte di due delle signore. Dopodiche via di corsa a casa.

Un nuovo gioco, si, eccitante…molto!
Chissà semmai ricapiterà!?

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La ricercata.

Sento spesso parlare del BDSM come una sorta di violenza sessuale, persone che si approcciano al BDSM perché non sanno “scopare” o malati mentali.
Bene, sfatiamo questo mito.
Non esiste correlazione alcuna tra BDSM e violenza, in quanto una delle 2 si basa sui principi del SAFE SANE and CONSENSUAL mentre la violenza è qualcosa che non c’entra nulla con questo. Esiste una correlazione molto forte però tra RELAZIONE e BDSM, in quanto è vero che il BDSM come l’autoerotismo si possa praticare da soli, ma è anche vero che in 2 si possono sperimentare cose ben più interessanti che il solito gioco… No?!

Ed è proprio per questo che vorrei raccontare la storia di una ragazza a cui sono molto legato per svariati argomenti, una persona a me cara che ha dovuto lasciarsi spingere dalle amiche per entrare in questo mondo, per un piacere che sapeva avrebbe ricevuto, ma non ha voluto credermi.

Mi ricordo la vidi in compagnia di amici, l’estate prima, e poi la cercai per mesi sui social, andando a colpo sicuro qualche mese dopo!
Ricordo molto bene la prima conversazione:
“Sono un dom… BDSM… E ho visto le tue foto e ci ho trovato del potenziale… Sai di cosa parlo vero?” “Si, so di cosa stai parlando.
Ma come fai a capire se ho potenziale?”

Da qui in poi è inutile spiegare come, ma è stata una delle mie sub che mi ha fatto più pensare, più ragionare e più crescere, anche mentalmente.
Poi, la mia switch ha accettato a pieno, come potevo farmela scappare?

Il mio ricordo impresso… In macchina e la legai a pancia in su, con i polsi legati al poggiatesta del lato guidatore. La spogliai e cominciai ad usare le mie dita su di lei.
Ad ogni movimento la vedevo muoversi, come se ballasse. Era eccitante veder bagnare quel sedile come se non avesse altro da fare…
Lei è molto silenziosa e quel nuovo mondo la attraeva come non mai.
Ha provato molte cose con me, forse troppo poche, ma chissà.

Chissà se il tempo mi darà ragione oppure no?!

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La frusta

Quando penso ad una sessione, o a qualcosa di legato al BDSM, la prima cosa che mi viene in mente è proprio lei.
La mia prima frusta me la ricordo bene, la comprai alla Decathlon. Proprio quelle che trovi nel reparto Equitazione. Era comoda, maneggevole e la utilizzavo spesso. Mi piaceva molto.

Io ho dei gusti anche in fruste molto differenti dai soliti canoni. Avendone provate un po’ non posso di certo dire che non ho esperienza anche nell’utilizzo, ma che almeno conosca gran parte di queste.

La mia preferita è in ecopelle, possibilmente nera, per un significato BDSM e per eleganza. Anche nel sferrare il colpo lo deve essere. Altrimenti non avrebbe senso.
La lunghezza è importante, anche a seconda del genere, o a code o flessibile, oppure come piace alla mia switch da “Dressage”, lunga ma con in fondo una piccola parte autonoma pronta a lasciar segni.

Quando le scelgo, prima provo l’impugnatura, deve essere comoda e deve attirare l’attenzione una volta impugnata. Dopodiché la provo sul palmo della mano, ed è lì che provo la sensazione che lascia il suono….del colpo.
È indescrivile l’effetto che mi lascia nella mente quel suono. E replicarlo sul corpo della mia sub, è qualcosa di sensazionale.

Se la frusta è a code, deve essere morbida da avvolgere e comoda da farla passare sulla schiena della sub, per lasciarle quel brivido, prima del colpo.
Se invece la frusta è lunga e flessibile, la sua parte finale deve lasciare immaginare molto ancora prima di sferrare il colpo e deve saper “picchiettare” nel modo giusto il corpo. Passarla sul corpo come la punta della lingua, credo che Renda molto l’idea.

Poi ci sono fruste anomale, che non servono a molto se non a mettere davanti a te la sub e farle una foto mentre ti guarda con la frusta in bocca. Classica foto da chi vuole osare.
Una frusta lunga, stile circo, dove gli spazi sono obbligatori!
Non sono le mie preferite, però non le disdegno.

Ci sono altre fruste, in lattice morbido, per i capezzoli e per giochi un po’ più Easy, ma non sono il genere adatto.

Ad oggi credo di averne viste molte di fruste. Ma senza una buona mano non servono a molto.
Sarebbe bello fare provare l’effetto di avere una frusta ed un paddle (ne parlerò) in 2 mani diverse.

Chissà chi sarà la prossima. 🙂

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La porta di entrata

Quando devo parlare di BDSM, lo faccio sempre con molta attenzione a cosa dico e come.
A volte mi sono sentito dire che non esiste argomento più interessante da fare con me che proprio IL BDSM. Sono serio quando ne parlo, sdrammatizzo spesso ma sono sempre sul punto.

E’ una questione di stile, a volte anche troppo.

Ma come molti ben sanno, io ci sono entrato in un modo strano. Ero fidanzato e questo molti lo sanno.
Peccato però che esserlo, non mi toglieva via le possibilità di vivere delle situazioni eccitanti.
Era la fine di ottobre del lontano 2012, lavoravo per una nota concessionaria di Novara, quando, venni incaricato dal mio collega di presentare e consegnare una Lancia Ypsilon ad una signora novarese di mezz’età. Fino a qui, che c’è di strano? Era il mio lavoro no?!
Arriva in concessionario, saluta il venditore, mi presenta e la porto giù, chiavi in mano, verso il suo gioiellino “melanzana”. Saliamo in macchina, io dalla parte del passeggero e lei alla guida.

Durante la spiegazione, vedevo che i suoi occhi, spesso, si perdevano nei miei e cercava imperterrita il mio sguardo.
A un certo punto, ad interrompere la spiegazione, mi mise una mano sulla coscia sinistra e mi disse: “SENTI SIMONE, MA TU HAI MAI DOMINATO UNA DONNA? SAI, COLPIRLA, FRUSTARLA, SAI DI COSA PARLO VERO?”. Io sono rimasto a dir poco scioccato. Pensavo fosse una di quelle domande trabocchetto.
“Beh, no! Le donne non si toccano neppure con un fiore… così si dice no?”
Lì, mi prese la faccia, la girò verso di lei e mi disse: “TU PER X EURO, LO FARESTI?”. Deglutii e risposi con una voce rotta: “Sì”. Tutta contenta prese in mano il telefono, mi chiese il numero di telefono e mi invio l’indirizzo e l’ora. Io preso anche dall’eccitazione, uscii dalla macchina, le indicai l’uscita e tornai alla mia scrivania con un ringonfiamento in stile tenda canadese. Che imbarazzo.
Ora di chiusura, andando verso casa, pensavo all’opportunità. Entrai in casa e dissi alla mia ex che quella sera non ci sarei stato. Avevamo qualche problema economico ed ogni aiuto sarebbe stato una manna dal cielo!

Dopo cena, mi feci una doccia ed uscii di casa.
Nel viaggio da una parte all’altra della città, il pensiero di non sapere cosa fare, era un tarlo. Ma non potevo e non riuscivo a pensare ad altro.
Arrivo sotto casa sua, la chiamo, apre il portone e salgo.
Mi aspetta al 4 piano di un palazzo di 8, i suoi capelli biondi scendevano sinuosi sulle sue spalle e il suo seno, una 4 naturale che stava benissimo con il suo corpo con delle curve da paura nonostante l’età e la faccia da chi sapeva come sarebbe andata a finire. Truccata ma non troppo ma vestita da vera pantera in cerca di qualcosa, con la lingerie nascosta da un accappatoio semi-trasparente. La situazione era intrigante già al saluto con 3 baci e un “non ti facevo così alto in concessionaria”.

Mi fa vedere la sua piccolissima reggia, tranne la camera da letto. Ci accomodiamo in cucina e dopo un caffè mi fa una domanda molto spinta: “MA TU ALLA TUA FIDANZATA 2 SCHIAFFI LI DAI MAI?”. Devo ammettere di essermi trovato molto in imbarazzo a quella domanda a cui risposi “NO!”, ed effettivamente non l’avevo mai fatto fino a li perchè proprio la mia ex non ne voleva sapere di cose tanto spinte!
Insomma, va in bagno, si assenta un po’ e ritorna, mi prende per mano e mi porta in camera, accende l’ abat-jour e mi guarda. Io in piedi osservavo tutto il suo letto e ricordo solo, nella luce soffusa, di aver visto 3-4 fruste di dimensioni diverse, dildo di ogni tipo e svariate pinzette per i capezzoli.

Si mise davanti a me, mise le mani sul letto come a fare una pecora ed esclamo “BENE, USA LE TUE MANI E DOMINAMI, COLPISCIMI!”
Sono sincero, credo sia stata la situazione più imbarazzante della mia vita, non sapevo che fare. Ero affascinato, curioso ma allo stesso tempo ero bloccato. Immobile!

Presi coraggio, e a mano aperta sferrai il primo colpo sulla sua chiappa sinistra, piano. Il sento di onnipotenza stava uscendo. Lei continuava a chiedermene di più, sempre di più, ed io la accontentavo, colpendo e ricolpendo sempre più forte, sul suo piacere. Vedevo le sue chiappe arrossarsi e sentivo dolore per lei, ma le mutande mi ricordavano che ad ogni colpo sarebbero diventate sempre più colme.
Allungò una mano e mi diede una frusta e mi disse “COLPISCI!”. Io mi misi di fianco a lei e con fare indifferente la colpii, forte, da lasciarle il primo vero segno e la cosa cominciava ad eccitarmi!
Continuai, fino a quando non prendi il primo dildo che mi capitò in mano e facendolo vibrare, lo misi sul suo clitoride attraverso le sue mutande. Urlava e la cosa diventava sempre più sexy.
Ormai la frusta ed il dildo erano una cosa unica. Andò avanti così per almeno un’ora fino a quando si girò sul letto e mi disse: “COME PRIMA VOLTA, NIENTE MALE. PROMETTIMI CHE TI RIVEDRO’ ANCHE DOMANI!”.
Io le risposi che non lo sapevo, presi le mie cose, la salutai e andai via.

Il tragitto da casa sua a casa mia è stato agonizzante. Piangevo, perchè per me era molto strano tutto questo. Non ho smesso neanche un minuto di urlare in auto, però a conti fatti, avevo risolto un mio dubbio, un mio piacere e perchè no, anche risolto un po’ di problemi economici. Non avevo ancora nulla in mano, ma avevo una donna di mezz’età che voleva un ragazzo giovane per fare cose che non avrebbe di certo fatto con un uomo della sua età.

Ebbene sì, in questo mondo ci sono entrato così, dalla porta di servizio. Con un cachet, con un piacere mentale che non avrei mai pensato di raggiungere e soprattutto portandomi a volte anche ad annullarmi come UOMO, ma che poco dopo mi fece capire che era quella la mia strada, Appassionarmi a questo mondo e farlo senza dei soldi o dei profitti. Fare quello che le altre persone vogliono. Nulla di più.

#eccoacosatiserveundom

Ah già, la sera dopo andai da lei, ma quella è un’altra storia 🙂

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Una threesome… BDSM!

Si sa, fare sesso a 3 è il sogno proibito di ogni uomo. Ma se al sesso ci unisci anche quel pizzico di dominio, la cosa diventa unica e difficile da dimenticare.
Lontano 2014, giornata di pioggia, contatto la mia sub per vederci al bar, sempre al solito, a Novara.
Ci si trova davanti allo stadio, chiudiamo entrambe le auto e ci incamminiamo verso questo bar a dir poco conosciuto sul Corso Vercelli.
Entriamo, ci sediamo lontano da occhi indiscreti e ordiniamo, io un analcolico alla frutta (non sono mai riuscito a fare dell’alcol il mio stile di vita) e lei una birra, ricordo fosse una corona con il limone.
Cominciamo a parlare del più e del meno, ed i miei occhi continuavano a guardare i suoi capelli biondi, ed i suoi occhi azzurri ghiaccio, da far quasi paura. Le sue mani, beh, che lo dico a fare? Curate e belle, morbide ed affusolate.
Cominciai a stimolarla, mentalmente, poi giocai con le sue gambe, facendole il piedino e per finire le presi il suo polso sinistro e legai esso al tavolino con una corda di 1m di cotone rosso.
Aveva la gonna, e mentre legavo, guardavo attraverso le sue gambe e vedevo il suo piacere bagnare le mutande.
Eravamo uno di fronte all’altra, ci guardavamo negli occhi ed i pensieri vagavano, mentre la mia mano destra accarezzava dolcemente la sua gamba sinistra ed i brividi non davano cenno di cedimento.
Nel frattempo suona il telefono, un messaggio WhatsApp, ho pensato fosse la fidanzata che stava tornando a casa dalle commissioni, come faceva di solito.
Ed invece era Laura, sub/bunny di Vercelli; raggiungeva il piacere nel farsi immobilizzare in ogni dove e farsi umiliare pubblicamente per ogni cosa. Etero ma non disdegnava la visione nuda di una donna.
Slegai la sub, ci alzammo, pagai il conto e mi diressi verso il Motel Piranha. Laura ci aspettava lí pronta.
Entrando, alla reception mi chiesero la stanza ed io pensavo, come mi era già capitato, di entrare in una stanza pagata doppia, ma che non fosse una suite, ed invece, suite room con vasca idromassaggio circolare e doccia. Insomma, una camera da 200 euro x6 ore.

Entrammo in stanza, Laura era già nella vasca idromassaggio e la intravedemmo dallo specchio. Lasciammo giù le cose, mi tirai via la giacca e la camicia ed invitai Laura a raggiungerci, in camera.
Giro d’obbligo in bagno e tornai nella zona letto.
Quando fui li, le trovai parlare dei loro rispettivi ex, come due amiche che non si vedono da tempo ma non si conoscevano neppure!!!

Cominciai allora a tirar fuori dalla sacca, tutto l’armamento e misi tutto ai piedi del letto.
Presi la corda in canapa e legai i polsi della sub alla decorazione della struttura del letto. In piedi, chinata in avanti come per fare una pecorina. Le sue mani toccavano la struttura e non potevano muoversi.
Presi Laura, e le feci una cordatura stretta attorno al seno, che portava la corda a toccare il suo clitoride. Con un altra corda, le legai i polsi e la misi nella stessa posizione della sub.
Partii a giocare con la sub, la presi per i capelli, la portai davanti alla mia bocca e con tono deciso le dissi: TU SEI E SARAI IL MIO PIACERE, STASERA! E la baciai, con cattiveria, concludendo con uno schiaffo deciso sul suo culetto morbido, classico di chi fa pole dance.
Presi il vibratore a distanza, lo pulii, lo unsi con la vasellina e lo misi dentro, e lo accesi a velocità bassa. Presi la corda in cotone più spessa che c’era, rossa, e gliela avvolsi in stile morso da cavallo, in bocca, come una gag-ball.

Lasciai la sub e mi diressi verso Laura, già pronta a subire colpi e a godere del momento. La presi per i capelli, la portai alla mia bocca e le dissi: TU INVECE SARAI LA MIA PIÑATA LA QUALE COLPIRE PER FARE USCIRE IL PIACERE COLANTE e la baciai, concludendo con uno schiaffo, forte, sulla sua chiappa sinistra, facendola rimbalzare in avanti e sentendo il suo primo ansimo. Presi 2 vibratori a telecomando, uno all’interno del suo piacere e uno nel suo buchino più stretto, adorava essere presa da entrambi i buchi. Accesi il primo al minimo e misi l’unica gag-ball a forma di ape che avevo sulla sua bocca.

Mi allontano, circa un metro da entrambe, 3 telecomandi in mano, una frusta di pelle e luci soffuse che cambiavano colore, di continuo. Le osservavo dallo specchio posto sopra il letto, entrambe cercavano il mio sguardo, invano.

Aumentai la potenza dei vibratori alla velocità media e cominciavano a contorcersi entrambe, era uno spettacolo guardare i loro culetti muoversi quasi in sincro.
Cominciai a frustare la sub, sulla sua chiappa destra, e al primo colpo mi esclamò: Grazie Signore . Ego a mille ed altro colpo, forte sulla sua coscia, ringraziandomi. DÌ A LAURA CHI È IL TUO DOM E CHI PENSI QUANDO NELLA TUA INTIMITÀ TI TOCCHI “Sei tu il mio dom, signore”, usciva dalla sua bocca impegnata da quel morso di corda. E la colpii ancora una volta la lasciai in balìa del suo vibratore.
I suoi versi risuonavano nella camera e anche Laura ammirava con piacere il lavoro fatto.

Mi spostai su Laura, appunto, e la presi per i capelli, e cominciai a strusciarmi come in una pecorina. Cliccai sul tasto della velocità alta e lasciandole i capelli, mi allontanai, con la frusta in mano, pronto a colpire.
Lei provò a girarsi alla ricerca del mio sguardo e ricevette un colpo sul suo culetto ed il suono rintronò nella stanza. Era eccitante vederla li, legata e a subire i miei colpi.
Presi il vibratore a microfono, appena acquistato, lo accesi e lo misi sul suo clitoride, già coperto dalla corda.
Il suo corpo cominciò a muoversi, sempre più. Lo lasciai li, tenuto dalla corda, vibrante e colante.

Feci un passo indietro e presi la mia frusta, la migliore, in pelle con l’impugnatura intrecciata, dura e lunga.
Nella mano destra lei, e nella mano sinistra la frusta a nove code usata in precedenza.

Signorine, ora facciamo un gioco. Io vi do una lettera e voi a seconda di quello che vi chiedo vi do 5 secondi per rispondere. Altrimenti, la punizione sarà…

…annuirono…

LETTERA D, Nome città NO PIEMONTE
IL loro respiro comincio a farsi affannoso e si cercarono con lo sguardo per una risposta celere.
5…4…3…2…1…
Presi coraggio e colpii entrambe, come meritavano. Il suono era un mix tra ansimi, suoni di vibratori e rumore di piacere che nell’aria copriva ogni cosa.

LETTERA G, Nome animale NO GIRAFFA
IL loro respiro sembrava più tranquillo ma al mio comando di non guardarsi era diventato più veloce, più impaurito.
5…4… GUFO! rispose Laura.
3…2…1… GHIRO! rispose in extremis la sub.
BRAVE RAGAZZE!
E mi portai verso la sub e mi misi in ginocchio e le baciai le chiappe mentre la vicinanza dei vibratori mi dava vibrazioni ovunque. “Grazie, signore”
Mi spostai su Laura, le tirai via il vibratore nel buco stretto e cominciai a baciarle le chiappe.
Il gioco continuò per un po’, le frustate divennero sempre più frequenti.

Lanciai le fruste sul letto, oltre i loro corpi, le avvicinai e le legai per le loro gambe, molto vicine.

Slacciai i pantaloni, aprii la patta e li tirai giù.
Le mie mutande lasciavano sentire bene il mio piacere di quella visione, così mi appoggiai alla sub e le feci sentire il quanto fossi eccitato mentre la mia mano destra maneggiava insieme ai vibratori alla ricerca del piacere di Laura, che senza pensarci molto, sotto mio comando, bacia la sub, eccitata e in continuo movimento. Le loro bocche, vicine erano un carburante perfetto per quel momento unico e coinvolgente.

Decido di slegare ad entrambe i polsi. I segni visibili erano solchi. Le giro verso di me e le faccio inginocchiare entrambe, davanti a me. I loro occhi dall’alto facevano pendant con il tappeto grigio. Era magico.
Laura, tirò via il morso alla sub e mise la bocca della sub sulle mie mutande, già piene del mio durevole piacere.
Mi morse le mutande e me le levò, velocemente. Scendevano piano piano sulle mie gambe e ad ogni millimetro sentivo il mio piacere mentale crescere. Sempre più.
Laura si avvicinò e con gli occhi puntati ai miei, fece sparire ogni centimetro di me, nella sua bocca, piano piano. La sub si divertiva a toccare con la sua mano sinistra il buco più stretto di Laura e accarezzava dolcemente i miei gioielli con la lingua.

Se raccontassi quello che è successo dopo, beh, sarebbe come fare cadere l’incanto … Tutto il resto è poesia!

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La switch.

Credo sia passato un anno o poco più da quel fatidico giorno in cui, provando a farle provare qualcosa, su continua richiesta, tutto si scatenò al contrario.
Eravamo a casa e come in ogni classica volta, io ero pronto a dominare il nostro sesso, come sempre d’altronde.
Iniziammo come sempre… Sesso, spinto beh, ma sempre sesso!
Io su di lei a toccarla, lei a leccare le mie parti più nascoste e poi, giù a darci dentro come nei migliori dei modi.

MA LEI VOLEVA DI PIÙ

Presi la corda nera, appena arrivata da un noto sito web cinese, morbida, molto eccitante al tatto. E cominciai a legarla. Prima i suoi polsi, legati assieme come a chiedermi pietà di farla godere e poi nodo alla rete del letto.
Ricordo la sua faccia, eccitatissima, ma era quello lo scopo no?
Era bello vederla sotto le mie mani, tremolanti. L’avevo fatto prima, si, ma non con lei! Lei era la mia Dea, non altro. Era qualcosa da coccolare. Fino a li…

Una sessione breve in cui il mio ego era alle stelle ed io non volevo altro. Che lei.
Mi ricordo che facemmo sesso, con lei immobilizzata… Strabiliante.
E questo lo riconosce.

Finito il tutto, però, mi rialzai e mi guardò negli occhi e mi disse:

“BELLO, ECCITANTE E SODDISFACENTE, MA IO VOGLIO IL TUO RUOLO, QUESTO NON MI INTERESSA!”

In quel momento capii che avevo sposato una switch.
I rapporti Vanilla sono belli, già, ma sapere che tua moglie probabilmente vuole il culetto di qualche altro uomo, beh, non può che soddisfarmi e continuare a godere delle mie “disgrazie” 😎

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La più veloce Delle sessioni

Chi mi conosce sa bene che io alle sessioni, preferisco di gran lunga le relazioni. Durature, coinvolgenti e piene di dominazioni fatte per coinvolgere anche la mente più chiusa o perversa.
Ma una volta, preso dalla situazione, dedicai e focalizzai la mia attenzione sulla mia sub. Ed è quello che feci!
Mi trovò su un sito di incontri inglese, al quale ricordo di aver creato l’accesso qualche mese prima ma di aver acceduto solo 1 volta. Su quel profilo non avevo altro che una bandiera dell’Italia e una foto con me, in mutande.
La ragazza era di Milano, una 24enne molto carina, occhi azzurri e capelli castani, originaria di Lecce. Aveva questo accento milanese misto leccese molto fastidioso ma sapeva bene il significato di BDSM e sapeva come far eccitare qualsiasi uomo sulla faccia della terra.
Così ci siamo dati appuntamento a Milano, piazza Duomo, patria del “bacio appassionato sotto la Madonnina”.
Aperitivo offerto da lei in Terrazza Campari e poi, via, all’Hotel Visconti dove lei era cliente fissa.
Finito l’imbarazzo iniziale del “vado prima io in bagno”, comincia il corteggiamento.
Ricordo di essere uscito di casa quella volta, con un paio di Jeans scuri, una camicia bianca ed un maglioncino leggero, grigio, ma come si può ben immaginare, erano rimasti solo i pantaloni e la mia amatissima cintura nera di pelle.
Lei aveva un abito grigio, a maniche lunghe, con righe oblique che lasciavano intravedere molto le sue curve.
Cominciai a giocare con la sua mente, passandole la lingua sul collo, andando alla ricerca di brividi, che sentivo sotto le mie dita. I miei denti mordevano e lenivo subito dopo con un bacio, caldo, bagnato e pieno di voglia…
Io mi misi in ginocchio sul letto, la invitai a mettersi davanti a me, nella stessa posizione ma dandomi le spalle.
Allungai una mano, afferrai la mia corda di velluto e le portai dietro la schiena i polsi. C’era una luce soffusa che lasciava intravedere però che la sua posizione era una situazione già vissuta da un passato non tanto distante, per lei. Così, le cominciai a legare i polsi, con un certo rigore e precisione, stretti, tanto stretti.
Mi allontano di qualche centimetro e la guardo, lei cerca con i suoi occhi il mio corpo e vedo il suo profilo, bello, con gli occhi di chi non aspetta altro che sentirsi dominata, presa, rapita.
Presi la mia frusta, acquistata in un sexy shop della zona, di pelle nera, con una impugnatura molto eccitante al solo tatto e con frange lunghe, spesse.
Comincio con il colpire, forte, la sua parte destra, di quel culetto sodo. Lei non fa una piega, anzi, mi fa capire di essere un po’ più cattivo.
Così colpisco, il secondo colpo è più forte del primo e dal piacere si piega in avanti, come in una bellissima pecorina, con il viso affondato nel lenzuolo. Ed io, con lo sguardo soddisfatto, mi avvicino al suo orecchio e sussurro: “Devo continuare?” e lei rispose bisbigliando e annuendo: “Sì!”. Mi allontanai dal suo orecchio, la presi per i capelli e le dissi guardandola negli occhi: “Non ho sentito! Devo continuare?” e lei rispose a gran voce con tono convinto ed aria di sfida: “Sì, signore!”. Tenendole stretti i capelli nella mia mano, la colpii ancora una volta guardandola negli occhi e lei chiuse gli occhi in segno di piacere e si mordicchiò le labbra. Preso dal momento, la colpii altre 3/4 volte…

Sentivo il suo battito cardiaco farsi sempre più forte e il suo respiro diventare affannoso.

Le slegai i polsi, il tempo stava per terminare. Ma la alzai, la misi in piedi, la girai con la mani verso il muro sopra la sua testa, e vedendo il suo bellissimo culetto sodo che mi chiedeva piacere, cominciai a slacciare la cintura e misi una mano sul suo piacere. Era bellissimo sentirla gemere ad ogni tocco.
Tirai via la cintura da ogni asola dei miei pantaloni, mi spostai di fianco a lei e le dissi: “NON MI IMPORTA QUANTO TEMPO ABBIAMO O QUANTO PIACERE IO NON TI ABBIA DATO, TU DA OGGI MI CHIAMERAI “SIR”” e con un colpo ben assestato la colpii su tutta la larghezza di quel culetto, a dir poco eccitante. I segni rossi si fecero vivi ed io non potevo smettere lì.
Continuai a colpirla, con le mani tra i suoi capelli e di tanto in tanto andavo a lenire i solchi fatti dai colpi, con le mie labbra e la mia lingua, fino a lì, piacere verbale.

Ad un certo punto squillò il cellulare, il tempo era finito…. per lei…
MA NON PER ME…
“Pronto! Sì ciao!” e le mie mani si intrufolavano nel suo piacere come in un gioco senza fine…
“Sì arrivo!” e la mia frusta segnava il tempo di un gioco che doveva finire…
“Ok ci sono, a dopo!” e le presi il telefono, glielo scaraventai sul letto, la rigirai come in origine, con le mani al muro. Con la mia mano sinistra le chiusi la bocca e con la destra le mie dita creavano piacere, sempre più veloce, sempre più…MIA…
La sentivo tremare sotto i miei movimenti, fino a quando non si mise ad urlare e raggiunse l’orgasmo. Intenso, molto intenso…
Ci lasciammo con la promessa di rivederci prima o poi. Chissà…

Una cosa però l’ha capita, mai e poi mai rispondere al telefono in mia presenza, potrebbe diventare pericoloso da gestire…

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I napoletani (pt.1)

Tra le tante esperienze, ricordo con più piacere una situazione intrigante.
La mia indole dominante, a volte, mi ha fatto conoscere persone che non avrei mai avuto modo di conoscere nella vita reale.
Ricordo sicuramente una Delle mie esperienze con una coppia di ragazzi.
Li conobbi su una chat di incontri, tutti e due napoletani, tutti e 2 palestrati, uno con gli occhi azzurri e con gli occhi castani. Nella vita fanno i fashion blogger e lavorano (ovviamente) nella moda dove possono esprimersi al meglio.
Era una sera d’estate, parliamo del 2015, io ero un venditore d’auto molto esigente e la mia sessualità era al dir poco scadente con la mia ex fidanzata.
Caffettino al solito bar della movida novarese, accordiamo il da farsi e si parte. Io con la mia auto e loro con la loro. Li seguo.
Ricordo che per tutto il tragitto ero preso da mille pensieri, perché sapevo di fare qualcosa un po’ più sopra Delle righe, e volevo farlo BENE!
Ci troviamo sotto casa loro, scendo dall’auto e saliamo in ascensore. Ricordo solo di essere stato con il viso rivolto verso l’apertura della porta e loro, girati verso di me continuavano a scrutare dallo specchio, il mio culetto sodo che spuntava dai miei pantaloni attillati. La mia presenza sentivo fosse molto ben voluta dai loro corpi in quanto il testosterone vagava nell’aria di quell’ascensore, ormai diventato saturo di profumazione maschile.
Così, si aprì l’ascensore al piano, entrammo in casa e mi lasciarono da solo in soggiorno, ad osservare le loro foto in bianco e nero, di una coppia felice. Di quella stanza ricordo la morbidezza del divano ed il profumo che vagava. Era rilassante.
Così, arrivarono in soggiorno, ci sedemmo al tavolo e sorseggiando una birra mi spiegarono cosa facevano nella loro intimità.
Il loro gioco preferito era quello di leccarsi, ovunque! Loro si definivano “feticisti” e si gongolavano della loro attenzione spudorata verso i piedi.
Così, finendo l’ultima goccia di birra, ci dirigemmo in camera da letto e ricordo che guardando verso i piedi del letto, volutamente, c’erano dei ganci tipici della dominazione.
Io trovai la poltrona, mi misi comodo e ordinai loro di farmi vedere cosa avessero saputo fare di così eccitante ed intrigante tra di loro…

(continua)

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