La mistress… switch?!

Quando dico che nel BDSM c’è di tutto, lo dico perchè ci sono passato.
E sono qui a raccontare la storia di una ragazza che, si professava come Mistress. Una ragazza conosciuta online, poco più che 18enne, giocatrice di pallavolo, muscoli al posto giusto, bionda e occhi chiari.

Mi propose un caffè e poi, di farmi provare qualcosa. Io ero molto eccitato dall’idea di poterla vedere e perchè sarebbe stato un piacere vedere il suo savoir-faire da ragazzina cattiva.
Solo che lei non sapeva, che io avevo già avuto esperienza con una Mistress e per lei non finì come aveva sperato.

Ci trovammo davanti ad un bar di Novara, vicino alla stazione, entrammo, soliti convenevoli del saluto e si parte a parlare di esperienze passate. Non riusciva a tenere fisso il suo sguardo su di me e sui miei occhi, perchè continuava a cadere sulle mie mani, tanto elogiate.

Dopo 10 minuti di conversazione basata sul piacere di avere una sessione, ci dirigiamo all’Hotel lì vicino.

Saliamo in camera, telefoni in modalità silenziosa e porgo i miei polsi alla mistress, con un ghigno lungo tutto il viso. Lei guardandomi perplessa mi chiese: “Che c’è?”, io quasi ridendo le dissi: “Nulla, attendo!”.
“Io non ho mai legato, sai, di solito uso le manette, non ho mai fatto nulla di bondage. Spesso gli uomini si mettono in ginocchio davanti a me ed io agisco”.
In quel momento, guardandola negli occhi, scoppiai a ridere: “Ma come, non sei una Mistress? Obbligami a fare quello che vuoi, invogliami!”

Lei si allontanò, prese un collare, e me lo mise. Io la guardai negli occhi con fare soddisfatto e la invogliai a continuare. Prese le manette nere con il pelo bianco e me le chiuse. Mi ordinò di andare sul letto ed io mi misi supino attendendo ordini.

Una volta in posizione come voleva lei, si bloccò. “Mistress, che succede?” chiesi io.
“Il fatto di poter dominare un uomo che so che potrebbe farmi provare piacere utilizzando quelle mani mi crea non poco disagio” E si mise seduta di fianco a me raccontandomi come poteva e doveva essere secondo lei l’incontro.

Dopo mezz’ora di mea culpa, mi aprì le manette e mi levò il collare. Mi fece alzare, si spogliò completamente e si mise in ginocchio davanti a me. “Dominami, fammi santire le tue mani calde, te ne prego, signore” e chinò la testa verso il basso mentre i suoi polsi salivano verso il mio petto.

Tirai via la cintura e legai i suoi polsi alla parte bassa del letto lasciando scoperto il suo corpo al mio cospetto. Andai nella sua borsa e presi la sua frusta, nera, di pelle, lunga 1m circa. Pesante da maneggiare.
Raccolsi anche una gag-ball che sistemai sulla sua bocca ormai piena di parole elogianti nei miei confronti.

Mi avvicinai al suo orecchio sinistro, le spostai la gag-ball verso il basso e le chiesi: “Dimmi la tua safeword, Miss” “Cioccolato, Signore”. La riposi di nuovo sulle sue labbra e mi allontanai da lei. E cominciai a colpire, sempre più forte, incitando quel gioco unico ed avvolgente.

Slegai la cintura vedendo che aveva lasciato segni sui suoi polsi stretti e la buttai con poco garbo sul letto mettendole una mano sulla schiena, facendola ritrovare così a pecora, dandomi il suo bellissimo culetto.
Ripresi in mano la frusta e continuai il gioco di segni. Come sempre, quel suono ingrandiva non solo il mio ego.

Mi avvicinai, la presi per i capelli e la obbligai a girarmi, mentre quella gag-ball era ormai diventata un cumulo di saliva che colava sulle coperte rosse di quella camera. Presi le manette che aveva portato, e la legai alla testa del letto e le cavigliere tenevano aperte le sue gambe, come ad attendere un mio cenno.

Mi avvicinai, presi tra le mie dita i suoi capezzoli e cominciai a tirarli e girarli come in un gioco sadico.
Una mano scese alla ricerca del suo clitoride, come sempre, alla ricerca del suo godimento.
Mi allontanai e la frusta colpiva il suo clitoride ormai turgido di piacere.
Mi misi alla sua destra, lasciai la frusta sul letto e con la mia mano sinistra giocavo con il suo sollazzo, mentre, guardandola negli occhi, le dita della mia mano destra, entravano nella mia bocca piano, per poi andare in basso a giocare con il suo culetto ormai pieno di umori. Le mie dita erano un involucro di umori. Ed era bello sentirle bagnate, del suo piacere. Di tanto in tanto la mia mano sinistra colpiva il suo clitoride, schiaffeggiandolo, portando allo stremo la sua voce ormai stridula.
Dopo alcuni minuti, mi guardò negli occhi, strinse i pugni e urlando venne in uno squirting potentissimo. Era soddisfacente ed eccitante. Il suo corpo ed il suo fiato mi davano sempre più la carica per continuare.
I suoi battiti ormai erano alle stelle e lei raggiungeva fin troppo spesso il suo apice.

Ma come ben sappiamo, non mi accontento.

Le tolsi la gag-ball e la obbligai a controllare la sua venuta chiedendomi il permesso urlando durante l’apice una frase. Una punizione per aver provato e voluto provarci a dominarmi.

Continuai a muovere le mie mani mentre la mia voce si faceva sempre più bassa nella speranza di sentire una richiesta da parte sua.

“Signore, posso venire?” Dopo alcuni secondi di assoluto silenzio “No!”
“Signore la prego” “No, dimmi chi è il tuo Dom e chi ti fa godere così”
“Lei mio signore, ma la prego, mi faccia venire” “No.”
Dopo 3 minuti di preghiera le sussurrai “Esplodi…….ora!”
Uno zampillo si elevò, mentre urlava: “Sono la sua Troia, Signore!” e le mie mani continuavano a muoversi davanti e dietro lasciando libero l’orifizio del suo appagamento più alto.
Le sue preghiere diventavano sempre più frequenti ed il mio via libera era un suono al quale non riusciva più farne a meno.

La slegai completamente e avvicinandosi al mio orecchio mi sussurrò: “Ho bisogno di sentirla addosso, Signore”

Io rifiutai, ci rivestimmo e uscimmo dopo 4 ore.
Da quella volta non ho più voluto, anche per amor proprio, vedere e provare una mistress.

Le switch dichiarate sono le migliori. Ma giù le mani dal mio corpo. 😛

Il taxista


Ho viaggiato molto per il BDSM e per i lavori che ho fatto. E quando lo faccio, spesso mi ritrovo ad usare i mezzi.

Questa storia parte da Novara ed arriva a Torino, dove spesso mi sono dovuto recare per dominio e non solo.
Arrivo a Porta Susa, scendo dal treno e avendo attivato la geolocalizzazione su facebook, vengo contattato da una mia cara amica. Io dovevo recarmi dall’altra parte di Torino e la cosa mi faceva alquanto stressare.
Così decisi, dopo svariate prove da parte sua, di accettare la sua proposta e farmi accompagnare da lei. Ovviamente dopo un caffè!

Uscii dalla zona binari, mi diressi verso l’uscita e mi infilai nel bar della stazione. Faceva freschino quel giorno, avevo il mio maglioncino grigio, il mio zainetto e tanta voglia di perdermi in pensieri al di fuori del BDSM in quanto mi aspettava una giornata di fuoco e fiamme.

Misi le cuffie, ordinai un caffè e mi accomodai al tavolino, telefono alla mano alla ricerca di post su facebook e musica a palla.

Nell’attesa, controllavo nella folla chi poteva esser gradevole anche solo di un saluto e perchè no, anche se potevo invitare qualcuno a sedersi con me e farmi compagnia. Ma si sa, i torinesi o la gente che frequenta la stazione, non sono poi tanto consoni a parlare e conoscere persone nuove, soprattutto in una stazione con millemila persone.

Mi si avvicinò un uomo, sulla cinquantina, mi toccò la spalla e mi disse: “Ciao! Scusa se ti disturbo, ma ho visto che sei qui da un po’, hai mica bisogno di un passaggio?”
Io tirai via la cuffia sinistra e risposi un “sto aspettando un’amica, e sai come sono queste cose no?”
Lui sorrise, annuì, mi salutò. Prese un caffè, afferrò il giornale del giorno e si mise 2 tavolini di fronte a me, proprio rivolto verso di me. Un po’ imbarazzato da tale situazione, decisi di mettermi a giocare al telefono ed estraniarmi in maniera completa. Ma i suoi occhi diventavano sempre più interessati ed il suo sguardo era praticamente rivolto a me. Il giornale era un deterrente.

Nel mentre chiama l’amica, le dico dove sono e mi raggiunge. Si siede proprio davanti a me, oscurando completamente da quell’uomo, a volte irritante.
Oltre ai soliti convenevoli del “che fine hai fatto” “che bello, dopo tanto tempo”, mi bacia sulla guancia e mi fa la fatidica frase: “ma quelle cose le fai ancora?”
Io a voce bassa, evitando di farmi sentire, risposi si e le raccontai l’ultima esperienza, mentre quell’uomo osservava con molta frequenza il mio labiale.

Dopo una mezz’ora, lui si alza ed esce dal bar e si mette fuori dal locale, dietro di noi rivolto verso di lei a fumarsi la sua sigaretta. Ed osservava. Io spiegai a lei chi fosse e lei molto incuriosita mi disse: “E se lo dominassimo insieme se gli interessasse?”. Io esterrefatto risposi: “NO!”.
Lei si alzo, prese le sue cose, mi fece gesto di aspettare ed uscì. Andò da lui e dopo un’attenta conversazione, rientrò da sola. Si sedette davanti a me e disse: “ok, fatto. Tra 10 minuti ci accompagna dove volevi andare, poi mi riaccompagna qui”. Io con gli occhi sbarrati dissi: “Perchè? E poi la tua auto è qui! Dovevi accompagnarmi tu!”. Lei mi chiese cortesemente di fidarmi e ci alzammo.
Mi diressi con lei, fuori, nel furgone bianco, un Mercedes Vito. Appoggiai la borsa e ci sedemmo dietro.

Lui aveva uno specchietto retrovisore grosso, sembrava uno specchio da camera tanto era imponente! I vetri posteriori erano oscurati a tal punto da non riuscire neanche a guardare fuori.
Al primo semaforo, lei tirò via la giacca, poi la felpa, poi la maglietta ed infine il reggiseno.
“Prendi la frusta, quella più bella, e diamo spettacolo”. Lo sguardo di lui, attento e prudente alla strada, cadeva spesso sul corpo di lei. Bianco latte e piena di lentiggini, magra al punto giusto, capelli rossi naturali e occhi verdi.
Si avvicinò a me, al mio collo e mi chiese sussurrandomi di pagarci il viaggio facendo spettacolo.

La misi a pecorina, di fronte a me, con il suo viso che osservava dal finestrino posteriore sinistro.
Le tirai giù i pantaloni fino alle caviglie e vidi il suo completino rosso, con un ponpon dietro.
Lì, capii il perchè voleva vedermi e doveva trovare una scusa per avere le mie mani addosso.

Le sfiorai le chiappe ed il suo corpo cominciava a muoversi, e mi partì uno schiaffo lieve. Lei invogliava la mia perversione con gemiti e parole.
Presi la mia frusta nelle mani, passai le mie dita attraverso e cominciai il mio rituale con colpi molto lievi. La frusta a 9 code si apriva sul suo corpo, ad ogni colpo, come la coda di un pavone e lasciava segni che rimanevano qualche secondo.
Lo sguardo del taxista, spesso si perdeva nel gioco e la sua mano destra, avendo un furgone con il cambio automatico, giocava con il suo piacere strofinandolo sopra i pantaloni e lasciando andare ogni tanto un gemito di piacere.

Arrotolai la mia frusta e la colpii sulla sua chiappa destra, lasciandole quei sogni indelebili ed unici. Il suo corpo si muoveva a tempo con i colpi infranti ed i suoi gemiti sempre più forti.
E continuai a farlo fino a quando non la toccai, sul suo piacere e osservai il colare di quel momento.
Le sue cosce erano un piacere indescrivibile per la mia mente.

La girai, la misi a gambe all’aria mentre il taxista urlò: “mancano 10 minuti all’arrivo, ma se volete faccio un giro più lungo”. Lei esclamò: “Fermati, porco!”

Mi girai, tirai fuori dalla mia valigia il mio vibratore e 2 mollette per il bucato.
Accesi il giocattolo e cominciai a giocare con il suo piacere mentre lui si fermò nella prima piazzola di sosta sulla tangenziale di Torino.
Il giocattolino passava sul suo clitoride ormai bagnato dal quel gioco iniziato qualche minuto prima per poi infilarsi dolcemente dentro, facendola muovere tanto a tal punto da sentire il furgone muoversi.
Lui da davanti osservava ed aprì i pantaloni. Io lo obbligai a tenerlo dentro, non volevo vedere cosa sapeva fare con il suo oggetto. Non ci interessava.

Presi la prima molletta e dopo avergliela fatta leccare completamente con il suo sguardo rivolto a me, la chiusi sul labbro destro del suo piacere. Come si chiuse, fece un urlo di piacere e soddisfazione misto a dolore. Feci la stessa cosa con l’altra e la osservai mentre quel piacere stava diventando sempre più forte.

Squillò il telefono, la cliente chiamava ed io dovevo dirigermi il prima possibile da lei.

Tirai fuori il vibratore, ed infilai le mie mani, sul suo punto di estremo piacere e massaggiandolo, facevo attenzione a farlo nel migliore dei modi dato il poco tempo. La mia mano sinistra massaggiava piano piano i suoi capezzoli.
Lei stremata da quel gioco ormai intenso, si alzo, mi guardò negli occhi, mi baciò e si rivolse a lui dicendo: “hai 5 minuti da ora per toccarti e venire!”
Lui rispose con “Sì padrona!” ed infilò la sua mano sul suo piacere e senza far vedere quello che contenevano, continuò a toccarsi. Lei prese in mano il suo telefono e mise il timer. 5 minuti esatti.

E riprese a baciarmi. La sua mano scese verso le mie mutande, ed entrò trovando il mio piacere. Cominciò a toccarmi ed io, guardandola dall’alto verso il basso, non potevo far altro che lasciarglielo fare. Dovevamo concludere il gioco in un modo o nell’altro.

Ma si sa, non sono il ragazzo così facile da conquistare, tolsi la sua mano dai miei pantaloni, la ributtai sul sedile e cominciai a leccarle il piacere… E colò sul sedile mentre lui si perse nella sua venuta sulle sue dita da porco.

Lei si alzò, prese il telefono, stoppò il timer e si avvicinò all’orecchio di lui dicendo: “Sei anche veloce oltre che porco… 3 minuti. Ora capisco perchè preferisci guardare che fare.”
Lui osservò me con faccia felice e disse: “GRAZIE PADRONI”

Ci rivestimmo e mi portò a destinazione. Salutai lei e nel momento di pagare la corsa, lui rispose: “NULLA E’ DOVUTO, GIA’ TUTTO PAGATO. GRAZIE PADRONE”.

Ed io continuai la mia giornata. Felice.

Lei? Beh, ha scoperto questa vena mistress, e lui è il suo attuale schiavo.
Aaaah mia cara Giusy, quante belle cose abbiamo passato assieme. Chissà se ci rivedremo mai… tu come sub però 😛

Tra moglie e marito…


Una delle perversioni da sempre, è quello di mettere becco, sessualmente parlando, tra una coppia sposata da anni o una coppia che non ha più molto da dire.
E dire che di coppie ne ho aiutate molte. Ma ogni volta c’è sempre qualcosa di nuovo.

Era l’estate del 2015, conobbi una ragazza di 41 anni della provincia di Vercelli, su un noto social network.
Ragazza carina, occhi verdi e capelli rosso ramato. Sessualmente era depressa. Aveva bisogno di una spinta extra-coniugale per ridare vita alla sua sessualità e al divertimento a letto con il marito.
Mi raggiunse a Novara, scesi dalla macchina e la trovai, una ragazza acqua e sapone, trasandata ma con un fisico da capogiro.
La portai a bere un caffè e mi raccontò della sua vita coniugale, di avere 2 figli e che non cercava altro che puro divertimento ma che fin lì non aveva trovato nulla di interessante, se non solo coglioncelli del: “Bevi il latte caldo nel caffè”. Io ero l’unico che attirava la sua attenzione a tal punto da darmi la sua completa disponibilità a conoscermi. E me l’avrà ripetuto credo un centinaio di volte. Ed ovviamente il mio ego era alle stelle.
Si era fatta l’ora di cena, ci lasciammo con una promessa, di far sentire inutile il suo uomo e di “far sentire cornuto” il suo ego. Ci scambiammo i numeri e messaggiammo tutta sera.

Mi mandò, la stessa sera, una foto in cui si vedeva chiaramente l’interesse che il marito dava a lei, sdraiato sul divano con fare indifferente, a ravanare nei pantaloni guardando un porno. Fino a qui nulla di strano, ma a letto lui durava 3 minuti scarsi (me lo disse lei).

Il giorno dopo mi chiamò e mi disse: Io mi fido di te, stupiscimi!

Il marito usciva da lavoro alle 7 di sera, e arrivava a casa verso le 7 e 20.
Io arrivai a casa loro alle 6:30, preparai la camera al gioco e mi nascosi appena lo sentii arrivare. Come aprì la porta della camera, con la complicità della moglie, lo buttammo sul letto e lei lo spogliò. Lui, un uomo sulla 40ina, bassino e magrino ma di bell’aspetto tipico meridionale con gli occhi azzurri, oppose resistenza soprattutto dopo che io sbucai fuori con la corda. E lo legai, con i polsi dietro la schiena e le caviglie molto vicine ad esse. Presi la sua cravatta blu a righe bianche, buttata per terra dalla moglie e gli chiusi la bocca con un giro stretto. Lo adagiai supino sul pavimento e smontai il mio borsone, sul letto, davanti ai loro occhi. Lui spaventato dell’idea che quei giochi potessero essere usati su di lui, cominciò a tremare come una foglia. Ed io ero sempre più eccitato dell’idea che potesse aver paura più di quello che avrebbe poi realmente visto.

Tirai via la camicia e rimasi a petto nudo, lei uscì dalla stanza per pochi minuti e tornò nuda e con una lavagna “a fogli” tipica di chi fa convegni e si mise davanti a lui.
Cominciò a scrivere la lista di quello che a lei non andava, tra cui il sesso.
Io nel frattempo mi sedetti sul letto e giocavo con la mia frusta a 9 code passandomela tra le dita mentre ascoltavo la moglie fare la sua lista.

Girò foglio e scrisse cosa lui doveva fare, e ad ogni punto lui sgranava gli occhi, io mi avvicinavo sempre più a lei, porgendole la frusta. Arrivato a 10 cm da lei, lui capì che stava accadendo qualcosa di strano, difatti afferrai lei per i capelli e la baciai davanti a lui, inerme e visibilmente eccitato. La situazione era talmente eccitante che non nego di aver sentito qualcosa crescere anche nei miei pantaloni.

Con i suoi capelli tra le mani, la misi in ginocchio davanti a me e guardandola dall’alto verso il basso le ordinai di toccarsi mentre l’altra mano doveva sfiorare il piacere di lui. Ma il suo sguardo non doveva scendere nemmeno un secondo dai miei occhi.
Ordinai, ovviamente, a lui di non provare ad eccitarsi, ma ahimè, venne punito con 2 frustate sul suo culetto bianco latte.

Così presi la mia corda di cotone, e obbligai lei a legare il piacere di lui, da tirare in caso di pericolo, così disse lei. La corda avvolgeva la base del suo pene e girando attorno anche alle palle, creando una sorta di collare e guinzaglio.

La girai a pecora e cominciai il mio rituale d’educazione, punendola per quelle brutte cose che aveva detto al marito, facendola ringraziare ad ogni colpo con un “Grazie, Signore”.
Il marito aveva brividi dappertutto.

Mi guardai intorno e trovai sul comodino, l’olio per massaggi di una nota marca, commestibile. Lo presi, mi avvicinai a lui e lo feci colare a terra.
Andai sul letto, presi un vibratore, il più bello che avevo, fuchsia a 12 vibrazioni di una ventina di cm, e lo infilai delicatamente nel piacere di lei. Era un lago, quindi la fatica non era altro che PURO PIACERE. Quel suono, inconfondibile del piacere femminile nel sentire entrare ed uscire qualcosa è inebriante.

Mi avvicinai all’orecchio di lei e con una mano sulle sue chiappe sode le dissi: “Prendi il cornuto per le corna e fagli pulire il pavimento”, lei rabbrividì…
Prese il marito per i capelli lo obbligò a leccare quel liquido da terra. Intanto la mia frusta infrangeva colpi sempre più forti.

Decisi però che era arrivare il momento di sentire il verso del cornuto, così ripresi la moglie dai capelli, in ginocchio, slacciai la cintura, e aprendo la patta, calai le mutande, mettendo in mostra quel che avevo da donarle.
La avvicinai a me, le tirai su il viso e sussurrando le dissi: “I cornuti non so che verso facciano esattamente, ma le mogli cattive so bene che verso fanno” e lei sorridendo tirò fuori la lingua, aprì la sua bocca e fece sparire il mio piacere davanti agli occhi attoniti del marito che accennava ad un leggero piacere.
Lei alla vista di esso, tirò il guinzaglio facendo perdere a lui ogni tipo di piacere.

La misi sul letto a gambe aperte e cominciai a leccarla, mettendo in bella vista il mio culetto al cornuto, facendogli immaginare cosa succedesse davanti a me e che lui non poteva vedere. La mia lingua percorreva su e giù quel clitoride come in una gara di sci e lei, visibilmente eccitata, toccava i miei capelli. I suoi brividi mi creavano solletico da quanto forte fosse il suo piacere.
Mi misi in ginocchio sul fianco destro di lei, facendo vedere a lui cosa stava succedendo, misi le mie dita all’interno del piacere della moglie. La mia mano destra, entrava verso di lei, mentre la mia mano sinistra agitava il suo clitoride, concludendo con uno squirting da panico a detta di lei, mai successo.
Il piacere di lui era una molla, si allungava e tornava normale dopo che lei tirava il guinzaglio.

Allungai una mano, presi un preservativo, il primo che mi capitò in mano.
Lei me lo strappò di mano, lo aprì, lo srotolò per metà, se lo mise in bocca e lo fece scivolare sul mio piacere piano piano. Si alzò, si mise a pecora e mi disse: “sbattimi!”.
La presi per i capelli, la trascinai a terra, girai lui e misi lei sulla sua bocca facendogli fare un face-sitting da spezzafiato.

Cominciai a farmi sentire dentro di lei. Sbattendo sempre più forte, con le mie palle che passavano davanti agli occhi di lui.
Continuai a darle piacere per ore, mentre lui cercava di ricevere attenzioni da lei.
Tirai via il condom, misi la bocca di lei sulle mie palle e spostandole la testa davanti a me esplosi il mio piacere nella sua bocca, già dapprima colma di parole e piacere.

Mi pulii in silenzio, rimisi tutto nella valigia, mi rivestii e con un gesto me ne andai lasciando lei in ginocchio ancora colante di piacere e lui legato.

La rividi 2 giorni dopo, ad un centro commerciale di Vercelli, venì vicino alla macchina prima di chiuderla, si mise in ginocchio, abbassò la testa e alzò la corda al mio petto, porgendomela, concludendo con un: “Grazie signore”.

Da quella volta, per svariate vicessitudini non li ho più visti, ma credo che se dovesse vedermi il marito, sicuramente si ricorderà “che verso fa il cornuto”.

Il gioco della mente…

Ormai è risaputo, il BDSM incuriosisce e crea dipendenza, una volta che si è dentro. Testa e cuore lavorano in sincro una volta che si prova.

Ho scoperto, negli anni, che il mondo BDSM si sta spostando sempre di più verso qualcosa di fisico, dove c’è il “Padrone” che comanda e la “Schiava” che fa quello che il suo “capo” vuole. E parlo proprio di fisico, con spanking ed altre pratiche.
Ma come ho detto millemila volte, senza la mente nulla può essere d’appartenenza.
Io credo molto nel potere delle parole, del piacere mentale prima del piacere fisico.
Non esiste piacere mentale se non c’è qualcosa di forte che, che sia una relazione o un sentimento.

Ricordo con piacere una situazione, molto interessante dove bastava veramente poco per creare piacere.

Credo sia stato 2015, facevo l’agente immobiliare.
Lei, cliente in cerca di casa, viaggiatrice accanita, nota per la sua posizione lavorativa d’importanza. La tipica ragazza del Nord Europa. Occhi chiarissimi e bionda con un carattere fortissimo.
Aveva questo accento milanese marcatissimo e quando mi chiamava esordiva con un caldo e intenso “Buongiorno!” da fare rizzare tutti i peli.

Mi chiese di andare a vedere una casa, in centro. Ci incontrammo di fronte al Broletto, noto punto d’interesse Novarese, soliti rituali di saluto e ci dirigiamo verso l’appartamento.
Nel salire le scale mi raccontava del suo lavoro e di quanto era importante avere una stanza in più per i suoi progetti. E da buon “agente immobiliare bugiardo” elogiando l’appartamento, ricordavo quanto volevo assolutamente farle vedere quell’appartamento all’ultimo piano perché sarebbe stato di suo gradimento.

Arriviamo davanti alla porta di casa, con le chiavi in mano, mi accingo ad aprire la porta infilando le chiavi e noto con piacere che mi osservava le mani, come se avesse una sorta di perversione.
Apro la porta, con molta calma e la faccio entrare in casa, e mi accingo a chiudere l’uscio dietro di lei.
Accendo la luce e cominciamo il giro.
Cucina, soggiorno, corridoio e zona notte.
Entriamo in camera da letto, si guarda intorno e osserva che sul soffitto c’era un gancio, ed essendo una casa molto vintage della Novara “vecchia”, probabilmente in quella camera c’erano salami appesi.

Si girò di scatto verso di me e mi disse: “Ora ho capito perché dovrebbe piacermi”.
Io un po’ imbarazzato dalla situazione, balbettando risposi: “Non capisco!” con annesso un classico movimento d’imbarazzo, grattandomi dietro la testa.
“Non sono stupida, sento a pelle che tu fai qualcosa che a me piace molto, e mi hai portato qui per questo”.

La verità era che io non l’avevo mai vista prima e questa cosa mi creava molto disagio. In primis!

“Ah sì? Quindi se io facessi…” e avvicinandomi cominciai a toccarle la spalla, accarezzandola con le dita.
La sua faccia stupita rimarrà impressa nella mia mente per anni.
“No, ti prego, no!”

Le chiesi di accomodarsi sul letto e avvicinandomi al comó lo toccai piano, percorrendo ogni singolo angolo del piano superiore.
Vedevo i suoi occhi chiudersi in segno di piacere come se non vedeva l’ora di essere toccata, sfiorata. Ma eravamo lì per altro…

“Ti è piaciuta la casa” “Si…”
Chiusi la porta, La guardai fissa negli occhi e le lasciai il mio bigliettino da visita.
La salutai e feci prosequio verso il prossimo appuntamento.

Un’ora dopo mi scrisse su WhatsApp: “Ciao Sono Christine, la ragazza dell’appartamento.”

La invitati a bere un caffè, in un bar viale Roma, a Novara e la cosa era talmente eccitante che decisi, per quel giorno di stupirla.

La portai in una casa, nella zona di San Paolo. Chiusi la porta e cominciai a stimolare la sua mente.

Le mie mani, le mie parole sussurrate all’orecchio e lei, immobile ad occhi chiusi, in piedi e con le mani sul muro.
La sua mente era un uragano nel quale entrandoci non volevo più uscire.

E la mia mente, era la migliore amica di quella ragazza, peperina ma molto eccitante. La rividi altre 2 volte, dopodiché si fidanzò con un ragazzo più piccolo e decisi di lasciare perdere. La sua mente era troppo impegnata per giocare con me.

Concludendo… Mentalismo? Si! È fondamentale.

E deve essere coltivata, altrimenti è come avere una pianta morta in un giardino rigoglioso.

Il gioco della bottiglia


Come in ogni gruppo di ragazzi che si rispetti, anche io ho giocato al “Gioco della bottiglia”, quello dove, tutti in cerchio con una bottiglia in mezzo da far roteare sul lato, a seconda di dove si ferma, devi fare “cose” con altre persone.

E fino a qui niente di strano, peccato che mi aveva infilato in questo genere di gioco, la signora che mi fece conoscere questo mondo di perdizione.
Era una sera di marzo, la ricordo bene perchè mancavano 2 settimane alla pasqua e mi invitò a casa sua.
“Questa sera ho delle amiche che vorrebbero conoscerti, non farmi fare brutte figure e porta un amico”.

Chiamai il mio “socio”, un ragazzone di 1 metro e 90, occhi azzurri e capelli rossi di nome Edoardo. Lui con malavoglia, sapendo che sarebbero state tutte donne oltre la cinquantina d’anni d’età, accettò.
Ci trovammo al Parco delle Betulle, scese dalla sua macchina e salì sulla mia. Mi disse: “Ma roba fresca no?!” Io mi misi a ridere e misi in moto l’auto, destinazione “Gioco”.

Arrivammo sotto casa della “sciura”, suonai e non rispose nessuno. Dopo 3/4 tentativi mi chiamò e mi disse: “Ora ti apro e sali al 2 anzichè al 3 piano! Siamo dalla vicina!”
Io guardai in faccia Edoardo e sfregai le mani, anche perchè la vicina l’avevo già vista in un’altra occasione e l’idea di poterla avere in lingerie, ancora una volta, non era niente male!

Salimmo al piano, suonammo al campanello e ci aprì un uomo, trascurato di circa 60 anni e ci disse: “Andate in sala, vi stanno già aspettando”. Seguimmo il corridoio e arrivati davanti alla porta del soggiorno, toccai la maniglia, sospirone, ed entrai.

“ECCOLO IL NOSTRO DOM! UUUH MA CHE AMICHETTO!”, e ci presero le giacche.

Erano 7 donzelle, tutte dai 45 ai 60 suonati ma portati egregiamente bene.
Per semplificare e rendere l’idea di come erano, 4 scure (2 occhi azzurri) e 3 bionde (1 occhi verde/azzurro) con un corpicino niente male.

Ci fecero accomodare sul divano, vinello rosso di rito e via a parlare del gioco.

Per tutta sera non dovevamo fare altro che fare il “Gioco Della Bottiglia” con l’unica differenza che si faceva a step ed alternandoci io e il mio socio.

Insomma, le 7 perpetue in cerchio, sedute e noi ad attendere il nostro turno seduti sul divano.

La ruota gira e cade sulla padrona di casa e… toccava a me…

Si partiva con un massaggio, quindi, dietro alla sorteggiata e massaggio fino al nuovo giro!
Il secondo giro era una limonata, molto molto calda. Ma non con le altre, perchè il bello di questo gioco è che chi veniva sorteggiata, si beccava tutti gli step.

Ma voglio spiegarlo con molta calma.

Il terzo giro, era una leccata di capezzolo…. e già la scena di scaldava, quando metà erano già in reggiseno ed una delle rimaste doveva ancora beccarsi un massaggio.
Quarto giro, palpata di seno e toccata al clitoride.
Quinto giro, inserimento delle dita.
Sesto giro, spanking.
Settimo giro, bondage e spanking.
Ottavo giro, bondage / spanking / rogue.

Ecco, fermiamoci all’8° che di per sè ha già molto da dire.
Erano legate, già percosse e l’aggiunta di rogue creava nell’aria un effetto di magia.
Mi ricordo la bionda, un bel figurino, la presi per i capelli, la misi in ginocchio, faccia a terra e schiaffeggiandola sul suo bel culetto atletico, le facevo strisciare le ginocchia per farla venire verso di me. Molto eccitante vederla soffrire sotto i colpi delle mie mani e il suo piacere lasciare strisciate a terra.

Nono giro, bondage e torture.
Ormai le corde erano già piazzate e vedere i loro capezzoli stringersi tra le mollette del bucato, tutte collegate ad una sola corda, in bocca ad un’altra signorotta, che si alzava dalla sua posizione e tirava strappando le mollette. Per poi fare la stessa cosa sulle labbra della sua fighettina, ormai talmente bagnata da non fare più presa.

Decimo giro, bondage e sensation play.
Legate e bendate, con i mano un bicchiere stile flute vuoto, dietro la schiena. Piume, ghiaccio, frutta fredda e candele. Ed il piacere che scorre sulle cosce verso il pavimento.

Undicesimo giro, bondage roleplay / harem.
La prescelta doveva scegliere 2 o più “amiche” e fare la slave per tutte. La cosa più eccitante è vedere la sua bocca piena di piacere femminile e vederla godere mentre la mia frusta colpiva forte sul suo corpo inerme.

Dodicesimo giro, bondage hard pleasure.
Legata al divano, vibratori e colpi di frusta per mezz’ora, a piacere ininterrotto.

Tredicesimo giro, Venerate e thank.
In ginocchio, ringraziando il proprio dom, vibratore ad ovetto e slegatura.

Insomma, dopo ore ed ore di divertimento, sono qui a raccontarlo.
E’ stata una bella esperienza, molto bella.

Volevo fare un ringraziamento a B. per il suo aiuto per ricostruire questa serata “hot”. Grazie davvero. 🙂

Chi di frusta…ferisce!


Ricordo quando mi chiamò in piena notte. Il telefono vibrava ed io, nel letto con la mia ex fidanzata, mi alzai di corsa per rispondere, lontano dalle sue orecchie e dal suo sonno poco profondo. Corsi in cucina, chiusi la porta e risposi: “PRONTO, MA TI PARE IL CASO A QUEST’ORA?”
Era lei, in lacrime, poche parole e tanti striduli ansimi: “Abbiamo provato, avevi ragione, lui è come tutti gli altri”.

Racconto in breve. Lei, donna 40enne, ex sub del mio mondo, decide di staccarsi da me e si innamora di un uomo, DOM, 60 enne, molto passionale e deciso, mentale e molto carnale.

“Spiegami tutto, cos’è successo e cosa avete fatto!” e lei raccontò di questa “sessione” violenta, data dal momento e dalla sua continua foga nel farle raggiungere la safe-word.

Decisi di vestirmi e di raggiungerla, il mattino seguente, prima di andare a lavoro.
La raggiunsi con il furgone della ditta, in centro, e la portai nelle campagne del novarese, la spogliai e vidi che era piena di lividi. Insomma, più che una sessione era una vera e propria tortura!
Presi in mano il telefono e lo contattai, proprio per capire il perchè di quel gesto, ignobile e senza senso e lui con voce chiara mi disse: “TU FATTI I CA**I TUOI!”. Preso dal nervoso, chiusi il telefono, feci un account falso su facebook e lo contattai per giorni e giorni.

Una settimana dopo circa, lo incontrai, era sconfortato dal fatto di trovare me e non una ragazza e lo convinsi a vederci insieme, io lui e la signora in questione.

Ci trovammo al Motel Piranha, lui sapeva che io ero li per “visionare la situazione”, peccato che avevo tutto il mio bellissimo arsenale.
Durante una conversazione con lui, mi disse che gli sarebbe piaciuto tantissimo essere dominato da una coppia, e sentirsi UNICO. Io non ho fatto altro che accontentare le sue fantasie più estreme.

Entrammo in camera, soliti convenevoli del “vado io in bagno o tu”, mentre lei va in bagno, noi ci accingiamo a parlare a bordo della vasca idromassaggio interrata. Tra un “perchè l’hai fatto e perchè sei venuto”, decidiamo di fare a gara a chi ce l’aveva più grosso mostrando la propria dote con le idee bdsm. Io avevo solo 26 anni, lui ne aveva più di 60, ma la differenza di esperienza e qualità di esso, si sentiva!

Lei uscì dal bagno, con il suo completino rosso e mi porse i suoi polsi, in ginocchio. Lui indispettito mi chiese di allontanarmi ed io, lo feci. Mi misi su una poltrona in vimini, non tanto distante da loro ed osservavo. Lei di tanto in tanto mi guardava mentre lui, con la sua frusta, colpiva il culetto di lei, provocando dolore ed inutile “gioco”.

Così, lei, durante una pecora aggressiva, decide di spezzare il momento dicendo: “MA, VISTO CHE CI SIAMO QUI NOI, PERCHE’ NON TI FAI DOMINARE?”, lui con il rospo in gola rispose: VOI?
Io mi alzai e dissi: “Beh, ovvio, non sto di certo qua a guardare un vecchio che scopa una ragazza…”. Lui annuì.

Andai verso la mia borsa e tirai fuori la mia frusta nera, in ecopelle. Il profumo di quella pelle appena lavata e trattata era inconfondibile.
Lei si fece slegare e legò i polsi di lui dietro la schiena e lo mise a pecora, a faccia in giù toccando il copriletto e le sue mani toccavano le spalle mentre la testa di lui stava tra le gambe di lei. Io mi avvicinai e cominciai in primis a limonare lei, facendo sentire a lui quanto il mio piacere era lei e non il suo culetto peloso.

Mi spostai di circa un metro e cominciai a sferrare colpi, sulla sua chiappa destra ed urlava, un po’ di piacere ed un po’ di dolore. La sua voce era talmente alta che rintronava nella stanza. Lei e la sua faccia compiaciuta, erano un contorno eccitante di tutto il contesto.

Lo alzai, lei lo svestì, nudo. Presi dalla mia sacca la gabbietta di ferro per il pene e lei glielo appose, come fosse un preservativo.
Sempre con le mani legate, lo misi in mezzo alla stanza, in piedi, mentre accesi la vasca ad idromassaggio con l’acqua fredda.

Obbligai lei a mettersi in ginocchio davanti a lui e cominciare ad eccitare la sua parte fetish, cominciando a leccargli i polpacci per poi salire verso il suo culetto. Ad ogni leccata, io sferravo colpi e vedevo il suo giocattolo stringersi in quella morsa che gli impediva di gonfiarsi. Era in preda al panico, gocciolava sudore e piacere da ogni poro.

Lei decise allora, stando ai miei ordini, di passare la sua lingua attraverso le inferriate della gabbia e la sofferenza del porco, continuava ad aumentare mentre quel giocattolo bagnato che usciva dalla bocca di lei, cercava di leccare… e la mia frusta colpire, di continuo.

Lei si alzò, mi rubò la frusta dalle mani e cominciò a frustarlo sui capezzoli mentre io mi infilai i guanti in lattice.

La faccia di lui era epica, ma piena di voglia di sperimentare.

Le frustate si facevano sempre più forti e le mie mani picchiavano con forza il suo culetto ormai martoriato dai colpi di frusta.

Così, preso dal momento, mi spostai davanti a loro, li obbligai a guardarmi e slacciai con molta calma la cintura, la piegai a metà, andai da lei, la alzai, le tirai via la frusta, la misi di fianco a lui alla sinistra, mi misi dietro e cominciai a cinghiarli. Lei massaggiava il porco sempre lì, tra le inferriate di quella morsa infernale e di tanto in tanto lo baciava e gli chiedeva se andava tutto bene.

Lo bendai, le mani di lei lo tenevano stretto alla vita e lo buttammo legato nella vasca idromassaggio, gelida e con il motore acceso. Urlò fortissimo ma non poteva fare altro…IL PORCO.

Lo tirammo fuori, ancora bendato e asciugandogli il culetto, continuai a cinghiarlo finchè non urlò: CIOCCOFRUTTA (la safe-word di lei) che mi fece ridere e capitombolare a terra divertito!

Lo sbendai, lo slegai e guardandolo negli occhi gli dissi: CHI DI FRUSTA FERISCE, DI CINGHIA PERISCE!

E andai via.
Lei, non l’ho più risentita, chissà che fine ha fatto.

Spero per lei non abbia trovato un altro porco. 🙂

Il nuovo gioco…

Ho già parlato prima di questo argomento, ora è giusto dargli un seguito. La signora che mi fece diventare giocatore attivo, in questo mondo, in fin dei conti, non fece altro che farmi conoscere fino in fondo dove mi avrebbe portato questo UNIVERSO!

Mi telefonò alle 18:00, stavo lavorando. Mi disse: “Devo farti conoscere delle amiche che probabilmente faranno di te il piacere in persona”. Ero eccitato all’idea di poter essere il centro delle attenzioni di anche solo due donne più grandi di me. Sapevo non ci sarebbe stato sesso, ma già solo l’idea, dopo svariati colpi dati a lei, non poteva che rendermi eccitatissimo!

Così, alle 8:30, la raggiunsi nel suo appartamento. Mi diede tre baci, mi sfilò il giubbotto e mi fece accomodare al tavolo già apparecchiato. Spense la luce, accese una candela e mi disse: “Ho bisogno che ti rilassi, tra poco dovrai faticare”. Aveva cucinato uno squisito piatto di pasta con le vongole, seguito da un bel bicchiere di quel vino bianco acquistato insieme in un’enoteca storica della mia città la settimana precedente. Per concludere: un piatto di cozze e il dessert. La cena fu, di per sè, ad alta carica erotica. La ricordo fasciata in un abito nero, molto attillato. I capelli rossi, non naturali, sciolti e ondeggianti sulle spalle; ai piedi un paio di scarpe col tacco rosso fuoco e, in volto, il suo sorriso…La situazione era rovente! Giunto il momento del caffè, me lo servì direttamente a tavola accompagnato da un bicchierino ghiacciato di limoncello.

Ad un tratto suonò il citofono. “Chi è? E’ già qui, salite!”. Mi apprestai a terminare quel che rimaneva dell’ammazza-caffè, ma con una mano mi fermò dicendomi: “Fermo lì, aspetta un secondo”. Salirono al piano quattro donne di mezza età; due molto ben tenute, le altre due portavano, invece, qualche segno del tempo ma, c’è poco da dire, la mia mente era già partita!

Una delle quattro donne si avvicinò a me, mi prese il bicchierino e si avvicinò alla mia bocca sussurrando “Questo sarà il tuo piacere stasera, più tardi toccherà a noi”. Con un colpo della mano, mi fece bere tutto d’un fiato quel limoncello gelido che, nell’arco di qualche istante, divenne bollente!

Mi alzai, le guardai e mi presentai. La mia età le sconvolse ma la padrona di casa, nei giorni precedenti, si era premurata di farmi un’ottima pubblicità. Da come mi aveva descritto, ero il Piacere in carne ed ossa. Si spogliarono davanti a me, tolsero giacche e pellicce e si sedettero sul divano. Tutte indossavano gonna, calze a rete e una manicure impeccabile. Tre di loro portavano anche un bel paio di occhi chiari.

La mia sub era accanto a me. Mi porse frusta e collare, si mise in ginocchio e mi pregò di agganciarglielo. Non avevo il diritto di negarle il piacere di sentirsi mia, nonostante quel nuovo gioco che mi stavo apprestando ad iniziare. La presi per i capelli e la tirai in piedi. La sua espressione era di sfida, ed era proprio lì che volevo portarla. Mentre le altre assistevano allo spettacolo, feci appoggiare le mani della mia sub al muro e, con molta violenza, inizia a far cadere i miei colpi sul suo culetto. Nel frattempo osservavo le signorotte parlottare e godere del momento. Così mi tolsi la camicia, girai la sub, la rimisi in ginocchio e mi feci toccare…le sue mani tremavano dal piacere e il suo viso mi chiedeva sempre più colpi.

La presi e la portai all’angolo opposto della camera facendola muovere a quattro zampe; le sue ginocchia strusciavano sul pavimento. Mi allontanai e mi fece raggiungere, sempre gattonando, mentre i suoi occhi mi guardavano. Mi misi in ginocchio davanti a lei e poggiai la sua bocca sul mio corpo, sui miei capezzoli. Cominciai a colpirla, forte. Sentivo il suo piacere correre lungo la sua pelle, ormai un brivido continuo. Le presi i polsi e li legai. La portai al termosifone. La legai lì: volevo che si godesse lo spettacolo. Le legai le caviglie in modo che le sue gambe fossero sempre aperte e pronte al mio piacere.

Mi avvicinai alla Bionda, la presi, la misi a pecorina sul divano. Cominciai a sculacciarla mentre le sue amiche attendevano il loro turno. Inizia con la mano destra e poi passai alla sinistra. A quel punto l’idea. Le misi tutte a pecora e cominciai a divertirmi con la frusta. Ad ogni colpo mi sentivo ripetere “Grazie DOM”. Non facevano altro che caricare il mio ego. Le tirai in piedi e presi il paddle, rosso, con incisa la scritta “I AM YOU DOM”, e cominciai a colpirle, una dopo l’altra, fino a quando la scritta non comparve, nitida, sulle loro chiappe chiare. Loro continuavano a ringraziarmi ad ogni colpo.

Decisi allora di farle mettere a terra, tutte in ginocchio, a pecore, con il culetto verso di me. Tirai fuori la corda di canapa: 80m di puro piacere. Lei i polsi uno a uno, e, sempre con la stessa corda, legai anche le caviglia, in modo da immobilizzarle. Presi, di nuovo, in mano la frusta e cominciai nuovamente a colpire. Una delle quattro, tra un urlo e l’altro, mi implorò di potersi toccare. Mi feci implorare a tal punto che la colpii talmente forte da non sentire il suono della sua voce. La slegai. Il suo piacere colava sul pavimento. La mia sub osservava con molto piacere il mostro che aveva creato.

Con la stessa frusta mi avvicinai alla mia sub. Con fare indifferente iniziai a picchiettare la frusta sul suo piacere. Ad ogni colpo gradiva…e ringraziava. Slegai tutte le donne e presi la Buonda. Le altre tre le obbligai a toccarsi a vicenda. Volevo vedere le loro mani scorrere sui loro corpi. Tirai su la Bionda, la presi per i polsi che le fissai dietro la schiena facendo passare la corda attorno alle spalle. Andai vicino alla porta. La aprii e legai la donna lì, in piedi, contro la porta stessa. Mi guardava con aria soddisfatta. Presi la frusta e la colpii sulle gambe lasciandole i primi segni. Continuai fino a che vidi due delle donne iniziare a baciarsi tra loro. Mi fermai ad osservarle.

Eravamo tutti incuriositi da quel momento “spontaneo”. Ma la situazione, da un momento all’altro, mi sarebbe sfuggita di mano. Così le separai, presi la Mora e la legai sopra al tavolino in cristallo del salotto, supina, a ripercorrere le forme della superficie, legata mani e piedi alle gambe del tavolino stesso. L’altra la feci invece sdraiare per terra, i polsi dietro la schiena, le braccia legate. L’occhiello di chiusura della corda nella sua bocca, così da obbligarla a tenere la testa leggermente riversa indietro. Presi la corda di cotone e le feci la mummificazione delle gambe. Il fatto di non potersi muovere creava in lei solo ed esclusivamente piacere.

Mancava  all’appello solo la donna “precoce”. Mi inventai di legarla alla gamba del tavolo, seduta, con le braccia in alto. Fissato in vita, un vibratore a microfono con la testa che poggiava sul suo clitoride ormai martoriato.

AVEVO IL PIENO CONTROLLO SU TUTTE. Niente poteva andare storto no?!

Recuperai la mia fidata frusta e cominciai, a turno, a colpirle tutte, infierendo sui loro corpi segnati dalle corde. Slegai la mia sub e la misi, nuda, sul divano a gambe divaricate. Mi spostai davanti a lei e iniziai ad accarezzarle i capelli mentre, con una mano, le feci avvicinare il viso ai miei pantaloni, facendole sentire il mio piacere attraverso il tessuto. Tentò, invano, di allungare una mano. Prese una frustata e capì che era zona off-limits. Continuai a dominarla. Sapevo che era il momento giusto per il mio trofeo…

Mi misi al centro della stanza e, mentre tutte mi guardavano, sfilai lentamente la cintura. La piegai a metà, feci mettere la mia sub a pecora e sferrai il primo colpo, secco, direttamente sul suo culetto. Lei mi ringraziò nuovamente. Slegai la signora legata alla porta, la misi a pecora sul divano e ripetei il tutto. Feci così con tutte. Ne avevo cinque davanti a me e la mia cintura suonava come non mai prima di allora. Era davvero troppo eccitante!

Ad ogni colpo infranto, i loro corpi diventavano sempre più rossi, nonostante chiedessero sempre di più…molto di più. Presi la signora che mi chiede, in precedenza, di toccarsi. La feci mettere in terra, a pecora. La sua mano sinistra toccava e stimolava il suo piacere. Io, mentre le altre ci osservavano, ripresi la cintura e colpii con veemenza le sue natiche, così da lasciare segni profondi che al tatto sembrassero delle cicatrici. Le lasciai molti lividi, ma mi ringraziò per ogni colpo ricevuto e per i suoi orgasmi.

Guarda tutte negli occhi e chiedi: “CONTINUIAMO?”. La mia sub guardò l’orologio e rispose: “Sono le 4! Domani lavoro”. La serata era passata molto velocemente. Giusto il tempo per rivestirmi e per un ultimo piccolo spettacolo da parte di due delle signore. Dopodiche via di corsa a casa.

Un nuovo gioco, si, eccitante…molto!
Chissà semmai ricapiterà!?

La ricercata.

Sento spesso parlare del BDSM come una sorta di violenza sessuale, persone che si approcciano al BDSM perché non sanno “scopare” o malati mentali.
Bene, sfatiamo questo mito.
Non esiste correlazione alcuna tra BDSM e violenza, in quanto una delle 2 si basa sui principi del SAFE SANE and CONSENSUAL mentre la violenza è qualcosa che non c’entra nulla con questo. Esiste una correlazione molto forte però tra RELAZIONE e BDSM, in quanto è vero che il BDSM come l’autoerotismo si possa praticare da soli, ma è anche vero che in 2 si possono sperimentare cose ben più interessanti che il solito gioco… No?!

Ed è proprio per questo che vorrei raccontare la storia di una ragazza a cui sono molto legato per svariati argomenti, una persona a me cara che ha dovuto lasciarsi spingere dalle amiche per entrare in questo mondo, per un piacere che sapeva avrebbe ricevuto, ma non ha voluto credermi.

Mi ricordo la vidi in compagnia di amici, l’estate prima, e poi la cercai per mesi sui social, andando a colpo sicuro qualche mese dopo!
Ricordo molto bene la prima conversazione:
“Sono un dom… BDSM… E ho visto le tue foto e ci ho trovato del potenziale… Sai di cosa parlo vero?” “Si, so di cosa stai parlando.
Ma come fai a capire se ho potenziale?”

Da qui in poi è inutile spiegare come, ma è stata una delle mie sub che mi ha fatto più pensare, più ragionare e più crescere, anche mentalmente.
Poi, la mia switch ha accettato a pieno, come potevo farmela scappare?

Il mio ricordo impresso… In macchina e la legai a pancia in su, con i polsi legati al poggiatesta del lato guidatore. La spogliai e cominciai ad usare le mie dita su di lei.
Ad ogni movimento la vedevo muoversi, come se ballasse. Era eccitante veder bagnare quel sedile come se non avesse altro da fare…
Lei è molto silenziosa e quel nuovo mondo la attraeva come non mai.
Ha provato molte cose con me, forse troppo poche, ma chissà.

Chissà se il tempo mi darà ragione oppure no?!

La frusta

Quando penso ad una sessione, o a qualcosa di legato al BDSM, la prima cosa che mi viene in mente è proprio lei.
La mia prima frusta me la ricordo bene, la comprai alla Decathlon. Proprio quelle che trovi nel reparto Equitazione. Era comoda, maneggevole e la utilizzavo spesso. Mi piaceva molto.

Io ho dei gusti anche in fruste molto differenti dai soliti canoni. Avendone provate un po’ non posso di certo dire che non ho esperienza anche nell’utilizzo, ma che almeno conosca gran parte di queste.

La mia preferita è in ecopelle, possibilmente nera, per un significato BDSM e per eleganza. Anche nel sferrare il colpo lo deve essere. Altrimenti non avrebbe senso.
La lunghezza è importante, anche a seconda del genere, o a code o flessibile, oppure come piace alla mia switch da “Dressage”, lunga ma con in fondo una piccola parte autonoma pronta a lasciar segni.

Quando le scelgo, prima provo l’impugnatura, deve essere comoda e deve attirare l’attenzione una volta impugnata. Dopodiché la provo sul palmo della mano, ed è lì che provo la sensazione che lascia il suono….del colpo.
È indescrivile l’effetto che mi lascia nella mente quel suono. E replicarlo sul corpo della mia sub, è qualcosa di sensazionale.

Se la frusta è a code, deve essere morbida da avvolgere e comoda da farla passare sulla schiena della sub, per lasciarle quel brivido, prima del colpo.
Se invece la frusta è lunga e flessibile, la sua parte finale deve lasciare immaginare molto ancora prima di sferrare il colpo e deve saper “picchiettare” nel modo giusto il corpo. Passarla sul corpo come la punta della lingua, credo che Renda molto l’idea.

Poi ci sono fruste anomale, che non servono a molto se non a mettere davanti a te la sub e farle una foto mentre ti guarda con la frusta in bocca. Classica foto da chi vuole osare.
Una frusta lunga, stile circo, dove gli spazi sono obbligatori!
Non sono le mie preferite, però non le disdegno.

Ci sono altre fruste, in lattice morbido, per i capezzoli e per giochi un po’ più Easy, ma non sono il genere adatto.

Ad oggi credo di averne viste molte di fruste. Ma senza una buona mano non servono a molto.
Sarebbe bello fare provare l’effetto di avere una frusta ed un paddle (ne parlerò) in 2 mani diverse.

Chissà chi sarà la prossima. 🙂

La porta di entrata

Quando devo parlare di BDSM, lo faccio sempre con molta attenzione a cosa dico e come.
A volte mi sono sentito dire che non esiste argomento più interessante da fare con me che proprio IL BDSM. Sono serio quando ne parlo, sdrammatizzo spesso ma sono sempre sul punto.

E’ una questione di stile, a volte anche troppo.

Ma come molti ben sanno, io ci sono entrato in un modo strano. Ero fidanzato e questo molti lo sanno.
Peccato però che esserlo, non mi toglieva via le possibilità di vivere delle situazioni eccitanti.
Era la fine di ottobre del lontano 2012, lavoravo per una nota concessionaria di Novara, quando, venni incaricato dal mio collega di presentare e consegnare una Lancia Ypsilon ad una signora novarese di mezz’età. Fino a qui, che c’è di strano? Era il mio lavoro no?!
Arriva in concessionario, saluta il venditore, mi presenta e la porto giù, chiavi in mano, verso il suo gioiellino “melanzana”. Saliamo in macchina, io dalla parte del passeggero e lei alla guida.

Durante la spiegazione, vedevo che i suoi occhi, spesso, si perdevano nei miei e cercava imperterrita il mio sguardo.
A un certo punto, ad interrompere la spiegazione, mi mise una mano sulla coscia sinistra e mi disse: “SENTI SIMONE, MA TU HAI MAI DOMINATO UNA DONNA? SAI, COLPIRLA, FRUSTARLA, SAI DI COSA PARLO VERO?”. Io sono rimasto a dir poco scioccato. Pensavo fosse una di quelle domande trabocchetto.
“Beh, no! Le donne non si toccano neppure con un fiore… così si dice no?”
Lì, mi prese la faccia, la girò verso di lei e mi disse: “TU PER X EURO, LO FARESTI?”. Deglutii e risposi con una voce rotta: “Sì”. Tutta contenta prese in mano il telefono, mi chiese il numero di telefono e mi invio l’indirizzo e l’ora. Io preso anche dall’eccitazione, uscii dalla macchina, le indicai l’uscita e tornai alla mia scrivania con un ringonfiamento in stile tenda canadese. Che imbarazzo.
Ora di chiusura, andando verso casa, pensavo all’opportunità. Entrai in casa e dissi alla mia ex che quella sera non ci sarei stato. Avevamo qualche problema economico ed ogni aiuto sarebbe stato una manna dal cielo!

Dopo cena, mi feci una doccia ed uscii di casa.
Nel viaggio da una parte all’altra della città, il pensiero di non sapere cosa fare, era un tarlo. Ma non potevo e non riuscivo a pensare ad altro.
Arrivo sotto casa sua, la chiamo, apre il portone e salgo.
Mi aspetta al 4 piano di un palazzo di 8, i suoi capelli biondi scendevano sinuosi sulle sue spalle e il suo seno, una 4 naturale che stava benissimo con il suo corpo con delle curve da paura nonostante l’età e la faccia da chi sapeva come sarebbe andata a finire. Truccata ma non troppo ma vestita da vera pantera in cerca di qualcosa, con la lingerie nascosta da un accappatoio semi-trasparente. La situazione era intrigante già al saluto con 3 baci e un “non ti facevo così alto in concessionaria”.

Mi fa vedere la sua piccolissima reggia, tranne la camera da letto. Ci accomodiamo in cucina e dopo un caffè mi fa una domanda molto spinta: “MA TU ALLA TUA FIDANZATA 2 SCHIAFFI LI DAI MAI?”. Devo ammettere di essermi trovato molto in imbarazzo a quella domanda a cui risposi “NO!”, ed effettivamente non l’avevo mai fatto fino a li perchè proprio la mia ex non ne voleva sapere di cose tanto spinte!
Insomma, va in bagno, si assenta un po’ e ritorna, mi prende per mano e mi porta in camera, accende l’ abat-jour e mi guarda. Io in piedi osservavo tutto il suo letto e ricordo solo, nella luce soffusa, di aver visto 3-4 fruste di dimensioni diverse, dildo di ogni tipo e svariate pinzette per i capezzoli.

Si mise davanti a me, mise le mani sul letto come a fare una pecora ed esclamo “BENE, USA LE TUE MANI E DOMINAMI, COLPISCIMI!”
Sono sincero, credo sia stata la situazione più imbarazzante della mia vita, non sapevo che fare. Ero affascinato, curioso ma allo stesso tempo ero bloccato. Immobile!

Presi coraggio, e a mano aperta sferrai il primo colpo sulla sua chiappa sinistra, piano. Il sento di onnipotenza stava uscendo. Lei continuava a chiedermene di più, sempre di più, ed io la accontentavo, colpendo e ricolpendo sempre più forte, sul suo piacere. Vedevo le sue chiappe arrossarsi e sentivo dolore per lei, ma le mutande mi ricordavano che ad ogni colpo sarebbero diventate sempre più colme.
Allungò una mano e mi diede una frusta e mi disse “COLPISCI!”. Io mi misi di fianco a lei e con fare indifferente la colpii, forte, da lasciarle il primo vero segno e la cosa cominciava ad eccitarmi!
Continuai, fino a quando non prendi il primo dildo che mi capitò in mano e facendolo vibrare, lo misi sul suo clitoride attraverso le sue mutande. Urlava e la cosa diventava sempre più sexy.
Ormai la frusta ed il dildo erano una cosa unica. Andò avanti così per almeno un’ora fino a quando si girò sul letto e mi disse: “COME PRIMA VOLTA, NIENTE MALE. PROMETTIMI CHE TI RIVEDRO’ ANCHE DOMANI!”.
Io le risposi che non lo sapevo, presi le mie cose, la salutai e andai via.

Il tragitto da casa sua a casa mia è stato agonizzante. Piangevo, perchè per me era molto strano tutto questo. Non ho smesso neanche un minuto di urlare in auto, però a conti fatti, avevo risolto un mio dubbio, un mio piacere e perchè no, anche risolto un po’ di problemi economici. Non avevo ancora nulla in mano, ma avevo una donna di mezz’età che voleva un ragazzo giovane per fare cose che non avrebbe di certo fatto con un uomo della sua età.

Ebbene sì, in questo mondo ci sono entrato così, dalla porta di servizio. Con un cachet, con un piacere mentale che non avrei mai pensato di raggiungere e soprattutto portandomi a volte anche ad annullarmi come UOMO, ma che poco dopo mi fece capire che era quella la mia strada, Appassionarmi a questo mondo e farlo senza dei soldi o dei profitti. Fare quello che le altre persone vogliono. Nulla di più.

#eccoacosatiserveundom

Ah già, la sera dopo andai da lei, ma quella è un’altra storia 🙂